6 aprile 2025
Le acque del Mar Rosso tornano a farsi teatro di una crescente instabilità geopolitica. Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi mirati contro le basi degli Houthi nello Yemen, colpendo depositi di armi, centri di comando e infrastrutture strategiche del movimento sciita filo-iraniano. Queste operazioni militari, oltre a rispondere agli attacchi contro le rotte commerciali marittime, vengono lette dagli osservatori internazionali come un segnale diretto all’Iran, in un momento delicato in cui si tenta di rilanciare i negoziati sul nucleare.
Chi sono gli Houthi e cosa accade nello Yemen
Il movimento Houthi, ufficialmente chiamato Ansar Allah (“Partigiani di Dio”), è una milizia sciita zaidita attiva in Yemen sin dagli anni ’90, originariamente impegnata contro la corruzione e per la difesa della propria identità religiosa. Dal 2014, gli Houthi hanno assunto un ruolo centrale nel conflitto yemenita, conquistando la capitale Sanaa e innescando una guerra civile devastante.
Nel 2015, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, con il supporto logistico e di intelligence degli Stati Uniti, è intervenuta per ripristinare il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Il conflitto si è trasformato in una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran, con Teheran accusata di rifornire gli Houthi di armi, droni e missili balistici.
Il Mar Rosso e la minaccia alla sicurezza globale
Negli ultimi mesi, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro navi commerciali nel Mar Rosso, spesso giustificandoli come ritorsione per l’intervento israeliano a Gaza e per il blocco umanitario contro il popolo palestinese. Questi attacchi rappresentano una minaccia diretta ai flussi energetici e commerciali globali, dato che circa il 15% del commercio marittimo mondiale passa attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.
Gli Stati Uniti, preoccupati per la sicurezza delle rotte marittime e per l’instabilità regionale, hanno risposto con una campagna di bombardamenti mirati. Le operazioni, pur avendo una valenza tattica, hanno anche un significato strategico più ampio: contenere l’influenza iraniana nella regione.
Il dossier nucleare iraniano: un equilibrio fragile
Il programma nucleare iraniano resta uno dei principali punti di tensione tra Teheran e l’Occidente. Dopo l’uscita degli Stati Uniti dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) nel 2018, l’Iran ha progressivamente ridotto la propria cooperazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, arricchendo uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo.
Nel 2024 sono ripresi tentativi diplomatici, sotto l’egida dell’Unione Europea, per salvare l’intesa. Tuttavia, i rapporti restano tesi, soprattutto per il ruolo iraniano nei conflitti regionali (Libano, Siria, Iraq e Yemen). Gli attacchi recenti nel Mar Rosso sembrano voler rafforzare la posizione negoziale degli Stati Uniti: dimostrare forza militare e capacità di intervento, per convincere Teheran a un compromesso sul nucleare
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Uno scenario instabile ma strategico
Il Mar Rosso non è solo una via commerciale. È uno spazio strategico conteso tra potenze globali e regionali. Oltre agli Stati Uniti e all’Iran, anche la Cina, la Russia, l’India e l’Unione Europea stanno cercando di espandere la propria influenza nell’area, attraverso accordi portuali, basi militari e presenze navali.
Il rischio è che un errore di calcolo, un attacco non rivendicato o una reazione sproporzionata possano far precipitare la situazione in un conflitto più ampio, che coinvolgerebbe inevitabilmente non solo lo Yemen, ma anche il Golfo Persico, Israele e il Libano.
