di Fabio Traverso |
Ci è capitato nel recente passato di soffermarci sul fenomeno della cosiddetta “post-democrazia” ovvero l’evoluzione (o piuttosto involuzione) dei sistemi politici occidentali (in un’area geografica che grosso modo è circoscritta dal Canada Ai paesi UE compreso il Regno Unito ) nei quali la supposta sovranità popolare viene vieppiù limitata e circoscritta dalle decisioni di organi sovranazionale che nessuna “volontà popolare” alla Rousseau ha mia ratificato o eletto.
Le forze politiche che protestano contro questo vulnus alla sovranità popolare sono state negli anni riassorbite nel sistema post-democratico con le buone (il depotenziamento dei loro tratti più specificamente “sovranisti” come accadde in Italia ai partiti componenti il primo governo “gialloverde”” in Italia) o con le cattive incriminazioni o arresti dei loro esponenti si veda il caso di Georgescu in Romania e Marine Le Pen in Francia) , scioglimento dei partiti non allineati) .
Alla luce di quanto detto le affermazioni del leader di “Azione” Carlo Calenda che al recente congresso di quel partito ha affermato che “l’unico modo di trattare con il movimento cinque stelle è scioglierlo “ rappresentano qualcosa di ben più serio di un grottesco calambour con il quale un esponente politico che a stento raggiunge il 2% dei suffragi invoca lo sciogliemento di una forza politica che prende più di sei volte i suoi voti (e ciò a prescindere dal fatto che il movimento stelle si sia di fatto “sciolto” da solo con il suo riallineamento con le posizioni della sinistra europeista e globalista).
Nell’occidente post-democratico i partiti sgraditi vengono effettivamente sciolti (come in Romania e come si minaccia di fare nei confronti della tedesca AFD) senza che ciò susciti le proteste di nessuno.
Colpisce la presenza al congresso di Azione di un illustre parterre composto da esponenti di primo piano del governo (in primis la presidente del consiglio e il ministro della difesa) che non hanno mancato di applaudire convintamente il passo del discorso di Calenda.
Una maggiore consapevolezza storica avrebbe invece suggerito loro un interessante paragone con quanto avvenne nella prima metà degli anni settanta del secolo scorso quando l’allora sinistra extraparlamentare promosse una violenta campagna per la messa fuori legge del movimento sociale italiano (partito antesignano dell’attuale partito di maggioranza di governo che ne ha ereditato il medesimo simbolo) , campagna cui non si accodò l’allora PCI con l’argomentazione per cui “gli elettori non si sciolgono”.
Nel 2025 i sostenitori della sovranità del popolo sono invece , purtroppo, vieppiù isolati ed indeboliti rispetto al secolo scorso.
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