Francesco Pontelli – Economista – 24 Febbraio
Al di là delle solite e patetiche dichiarazioni degli esponenti politici italiani che si esaltano per lo scampato pericolo dell’avanzata dell’estrema destra in Germania (comunque rappresenta il 2° partito), i commenti dimostrano ancora una volta un imbarazzante provincialismo in quanto i dati elettorali tedeschi hanno una lettura inequivocabile.
Come in Olanda prima, e successivamente in Austria, anche in Germania l’elettorato si è espresso contro la deriva ambientalista rappresentata dal Green Deal la quale ha innescato una crisi economica ed occupazionale senza precedenti nell’Unione Europea.
In Germania l’SPD assieme a Die Linke ottengono lo stesso numero di seggi della CDU/CSU, mentre i 147 seggi assegnati alla AFD si rivelano la vera incognita nella architettura parlamentare che dovrebbe rappresentare il sostegno politico ad un governo di coalizione. Emerge evidente, comunque sia, come la maggioranza dei tedeschi abbia espresso un parere fortemente negativo (*) proprio nei confronti della Ue e della stessa Commissione Europea. In buona sostanza, le priorità ideologiche sostenute dall’Unione Europea non hanno più nessuna sintonia con le reali aspettative degli elettori e cittadini europei. Prova ne sia che mentre il mondo internazionale sta “assaggiando” le prime conseguenze del nuovo pragmatismo espresso dalla amministrazione Trump, l’Unione Europea si trova ora occupata a discutere sul divieto di un utilizzo dei vecchi giocattoli, oppure della introduzione di un ulteriore divieto, questa volta relativo all’utilizzo dei caminetti. In aggiunta poi contemporaneamente, ed in considerazione del “grande successo” dei quindici, ha varato un sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Quello che emerge ancora una volta dalle elezioni nazionali certifica una frattura totale ed assoluta tra il pressapochismo ideologico espresso dalla Commissione Europea e la necessità di trovare delle certezze economiche relative all’andamento del proprio futuro da parte degli elettori.
In altre parole, mentre negli Stati Uniti si assiste al trionfo di un magari opinabile interventismo che rappresenta una nuova stagione politica, l’unione Europea esprime un conservatorismo ideologico portatore di immediate catastrofi economiche, politiche ed occupazionali senza precedenti.
Basti ricordare, infatti, come l’Unione Europea rappresenti l’unica macrozona a pagare una crisi non solo economica ma anche di posizionamento geopolitico di dimensioni imbarazzanti, dimostrandosi ancora una volta incapace di elaborare una minima reazione attraverso una semplice bozza di strategia anticiclica. Infatti, l’idea stessa di far uscire dal deficit le spese militari conferma le priorità di una classe politica ormai priva di ogni rapporto con la realtà oggettiva.
Quali maggioranze si creeranno a supporto di un probabile nuovo governo di Grosse Koalition risulta allora di importanza marginale. Il vero sconfitto di queste elezioni risulta il conservatorismo europeo.
(*) In questo caso risulta assolutamente legittimo sommare i voti della CDU ed AFD in un’ottica fortemente critica nei confronti della Commissione europea.
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