Già lo scorso anno, si è avuto modo di parlare del Giugno Pisano in Italia e delle sue manifestazioni in alcuni articoli.
Un modo per conoscere l’Italia nella sua veste più bella, si era detto, quella della storia e per ricordare una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, un periodo artistico e culturale dell’intera storia Europea che si sviluppò proprio in Italia, soprattutto in Toscana, tra la fine del medioevo fino al settecento. Un invito per un turismo culturale inedito, da provare data anche la vicinanza geografica. Per questo non sfugge la pubblicazione di un libro, edito da Pacini Editore e presentato ai Bastioni Sangallo, proprio durante le manifestazioni ufficiali del Giugno Pisano di quest’anno, di un libro, intitolato “Pisa, identità e tradizioni”. Un libro di cui forse si sentiva il bisogno più di altri, perché a metà tra il catalogo ed un album fotografico e quindi versatile e che cerca di avvicinare un pubblico sempre più eterogeneo diverso da quello di settore, forse meno preparato riguardo gli argomenti trattati, ma sicuramente tanto curioso e desideroso di conoscerli. E così se a Giugno in Italia, a Pisa, si concentrano molte delle tradizioni storiche della città,la pubblicazione di questo libro, curato da Gabriella Garzella che è storica ed archeologa mediovale affermata e Giuseppe Meucci, giornalista e scrittore (e che vanta molti collaboratori, raccontando tradizioni pisane tra devozione e festività), riscopre un pò la tradizione e la storia d’Italia.
Grazie ad un archivista pisano, infatti, Manuel Rossi, che firma anche il capitolo del libro, il ritrovamento di una cantata composta da Antonio Salieri proprio per la manifestazione del Gioco del Ponte pisano nel settecento non lascia indifferenti perché fa ben comprendere come, allora come ora, la valorizzazione delle tradizioni non sia soltanto un moto di orgoglio, ma un modo per far conoscere la storia, in questo caso di questa città anche fuori dai confini italiani. La cantata, intitolata “la sconfitta di Borea” venne infatti realizzata nel 1777 e se ne è ricostruita la storia per ipotesi. Partendo da chi ne ha avuto il merito, insieme a Salieri. Merito condiviso con il suo librettista, Giovanni de Gamerra che, scrive Rossi nel capitolo del libro: “nel 1775, dopo un lungo periodo milanese, era approdato con successo a Vienna dove grazie al celebre Pietro Metastasio, era stato nominato poeta ufficiale dei teatri imperiali, rimanendovi sino al 1777 per poi tornare in Toscana”.
La cantata, forse anche eseguita alla presenza dell’Imperatore Giuseppe II, rappresenta un esempio di promozione turistica ante litteram del territorio pisano, facendo capire in modo leggero, con una cantata di un noto musicista come Saleri, il senso di quella che era invece una vera e propria battaglia, a chi non fosse di quella città e non l’avesse vista mai di persona.
Tattica e strategia fine,che nel 1776 il De Gamerra riprodusse a Vienna, facendo costruire nel suo appartamento una sorta di scacchiera del gioco, tanto da allestire nel tempo un vero e proprio “museo” del Gioco del Ponte.
Piani di battaglie, attacchi dei vari “celatini”, giochi “di punta e di braccio”, ordini di combattimento, descritti con minuzia.
Tutto il necessario per appagare invero la curiosità di chi a Vienna di volta in volta sostava nella stanza, ma commissionando una “semplice” cantata a Salieri, forse si è cercato anche qualcosa di diverso.
Qualcosa che forse, riproducesse il gioco non solo in modo strategico ma anche ideale. Presso il Teatro di Corte (ed alla presenza dell’Imperatore Giuseppe II) insomma, quel modello di combattimento pisano “animato dalla sola brama di gloria” lo si voleva unire, come spiega molto bene l’autore del capitolo del libro anche alla grandezza dell’Impero: “ad uno dei temi più tradizionali e cari del riformismo asburgico, la supremazia di qualità morali assolute- la gloria e la virtù- sugli impulsi istintuali come l’orgoglio”.
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