Nel turbine della polemica (e delle azioni giudiziarie) sulla mostra Modigliani al Palazzo ducale di Genova riproponiamo questo notevole articolo redatto per conto della International Art & Culture Foundation.
Modì si trasferì nella capitale francese nel 1906, attratto dalla fama di centro culturale d’avanguardia che in quella fase storica la ville lumière rappresentava per gli artisti di tutto il mondo. Qui infatti conobbe geni assoluti come Pablo Picasso, Juan Gris, Max Jacob, Jean Cocteau, Maurice Utrillo. Sempre a Parigi incontrò le donne della sua vita, poi ritratte in diversi dipinti: la scrittrice inglese Beatrice Hastings e Jeanne Hébuterne, il più grande amore, che gli diede l’unica figlia e il giorno dopo la morte del pittore (il 24 gennaio 1920, a soli 35 anni) si gettò dalla finestra della casa in cui abitavano.
Il corpo della modella domina lo spazio, anzi lo riempie, tagliato sopra le ginocchia, al polso, al gomito, come se la tela non potesse contenerlo. Se riflettiamo, il motivo di questo taglio particolare ci appare subito evidente: nella composizione non ci sono rette e le parti del corpo e del mobile di fondo che avrebbero richiesto rette, sono, appunto, tagliate, per non disturbare la stilizzazione formale del quadro. Il divano è rosso, il cuscino azzurro, nulla è rigido. Il nudo è per Modigliani una forma particolare di ritratto, in cui il pittore ricrea sulla tela con la stessa libertà con cui ricrea il volto. Così, anche qui i contorni sono allungati, tesi in una forma lineare che sublima la realtà. E la linea, che è il fondamento dell’arte di Modigliani, in questo particolare nudo segna il confine tra caos e creato, stabilisce contorni tra luce e ombra, scandisce e costruisce spazi e volumi. È la linea e il suo diverso spessore che restituisce piani e sfondi. I colori sono pochi: le tonalità presenti sono terre rosse e ocra, azzurri e neri, poco bianco. L’ambiente è appena accennato, quasi un abbozzo, perché ancor più risalti il corpo, morbido, acceso.
È nell’uso della linea che Modigliani insegue e conquista un faticoso armistizio fra classicità e modernità, amor sacro e profano, carne e idea. Una linea, ricercata fin dagli anni giovanili, che è la cifra inconfondibile dell’artista. Alla presentazione della mostra di Modigliani alla Biennale del 1930, Lionello Venturi scrisse: “Mi ha detto il pittore Mauroner, che condivise con Modigliani lo studio a Venezia nel 1905, che allora il suo amico si tormentava per raggiungere la «linea»: non che per linea intendesse alcuna fermezza di contorno, anzi egli dava a quel termine un puro valore spirituale, di sintesi, di semplificazione, di liberazione dal contingente, di passione per l’essenziale.”
IAC – International Art & Culture Foundation
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