17° domenica del tempo ordinario

Il vangelo del giorno ci parla di uno dei più noti miracoli di Gesù, ossia la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

I piani di lettura di un testo, come diceva Origene, possono essere tre: il piano letterale, quello mistico e il piano morale. Nel catechismo della chiesa cattolica del 1992 si sono identificati 4 livelli di interpretazione di un testo: quello storico, quello spirituale, il senso tropologico (essenziale) e il senso escatologico, ossia finalizzato alla salvezza.

La tentazione modernista odierna è quella di leggere questa pericope [ pezzo di Vangelo] in cui si parla del miracolo dei pani e dei pesci solo a livello simbolico e spirituale, senza considerarne anche l’effettivo valore storico. Invece, chi si definisce cristiano, può avere il coraggio di affermare che Cristo abbia realmente moltiplicato il pane e i pesci, arrivando a sfamare 5mila persone, per mezzo di un prodigio, senza lasciarsi intimorire da un mondo materialista che nega queste cose. Avere il coraggio di dire ” Io credo nei miracoli e nel sovrannaturale!” è un’atto di libertà estrema che consente all’uomo di liberarsi dalle catene della materialità.

Oggigiorno, a causa dello spirito estremamente ateo e materialista di questo periodo storico, si tende a parlare con timidezza e persino imbarazzo di quelle cose che superano la ragione e non considerano le leggi fisiche. Invece, noi cattolici, grazie alla nostra fede, rispetto alle persone materialiste possiamo permetterci di credere che i fenomeni che trascendono la scienza  siano possibili. La tentazione materialista è quella di fare del Vangelo di oggi un’interpretazione esclusivamente simbolica e allegorica, dimenticandosi invece che è anche un fatto storico realmente accaduto. La fede è quella grazia che permette di far convivere, all’interno della stessa persona, un intelletto limpido e razionale con un cuore capace di credere nel soprannaturale.  Grazie alla fede e all’incontro mistico con Dio, il cui amore per il mondo supera la comprensione umana, è possibile valicare i confini del materialismo e accogliere con meraviglia, gioia e stupore tutto ciò che appartiene alla sfera del soprannaturale.

Gesù, come nel caso della moltiplicazione del cibo, ha compiuto un gesto che supera le regole della materia e a noi uomini è data la possibilità di cogliere queste cose con stupore  e meraviglia. In greco, infatti, Miracolo si dice Thauma, che significa proprio stupore, meraviglia. Per la filosofa e mistica Simone Weil la capacità di lasciarsi meravigliare da ciò che è miracoloso e incomprensibile all’intelletto è anche ciò che più ci permette di crescere nel nostro rapporto con Dio.  Le Sacre Scritture sono piene di fenomeni inspiegabili: La guarigione dei malati, la Risurrezione, l’Ascensione, l’apparizione degli angeli, il camminare sulle acque… tutti questi fatti sovrannaturali possono essere accolti o con scetticismo o con meraviglia. Sta a noi educare il cuore ad accettare con gioia e stupore il miracoloso, il sovrannaturale che conferma l’esistenza di Dio per mezzo del nostro accordargli fiducia.

La fede è strettamente collegata al fatto di sapersi meravigliare dinnanzi al miracoloso senza opporvi il muro dell’ateismo che rifiuta a priori tutto ciò che non è dimostrabile scientificamente. La gioia di riuscire ad abbattere il muro di scientismo che ci separa da Cristo permettendoci di dire “ Io credo nei miracoli” è immensa in quanto è il primo passo verso a Dio, che è  Mistero d’amore ineffabile. La teologia si costruisce per mezzo dello studio e della ragione ma la fede semplice, quella che accende di meraviglia il cuore di un bambino di fronte ai racconti di Gesù che moltiplicava i pani e i pesci, è una grazia che trascende ogni logica materialista.

Aristotele, il filosofo che aveva parlato del THAUMA, la capacità di meravigliarsi, come perno della filosofia.

Liliane Tami