Primo piano

A proposito di patriarcato

Ciò che ora ci sembra lontano, in passato è stato molto vicino. Stiamo parlando del “patriarcato”.

Oggi sono in molti a gridare al capolavoro del film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani, che in toni drammatici dipinge la situazione della donna soggiogata alla famiglia patriarcale italiana degli anni ‘50-‘60.

C’è però un film molto audace (audace proprio perché fu girato proprio negli anni ‘60) in cui vediamo dipinta a tinte comicamente fosche la condizione della donna italiana – o, meglio, siciliana – in “quei tempi”. Il film è Sedotta e Abbandonata di Paolo Germi del 1964.

Nella Sicilia patriarcale, la sinuosa sedicenne Agnese Ascalone (una giovanissima Stefania Sandrelli) viene sedotta o, meglio, seduce, il fidanzato della corpulenta sorella Matilde e – orrore! – rimane incinta. A tutto si potrebbe riparare, se costui – Peppino Califano (Aldo Puglisi), accettasse di sposare Agnese, mentre per Matilde è già pronto un nuovo fidanzato (il poverissimo Barone Rizieri).

Peppino Califano, sedotto e seduttore, si rifiuta, però, di sposare Agnese perché non è più illibata. Poco importa se è stato lui a toglierle la verginità, il fatto che Agnese non sia più vergine è sufficiente perché lui la rifiuti. Il padre di Peppino dice, a proposito, una frase significativa: “l’uomo ha il diritto di chiedere, la donna ha il dovere di rifiutare”.

Non sovviene forse la canzone della pazza Ofelia, nell’Amleto di Shakespeare?

Domani è San Valentino, / su tutti di buon mattino, / io picchio alla tua finestra / per esser la tua Valentina. / E lui si levò si vesti / e il suo usciolo le aprì, / entrò ragazza e mai più ragazza / da quell’usciolo sortì. / Bene, senza brutte parole, finisco subito. / Per Gesu’ e santa Carita: ahinoi quale disdoro, / i ragazzi lo fan se cápita – / pen di Dio, è colpa loro. / Lei dice, prima di sbattermi, / mi sposavi, hai promesso. / E lui risponde, / E l’avrei fatto, giûrolo, / se non venivi a letto.

L’uomo può sedurre, la donna no. Sedurre per l’uomo è un diritto, per la donna è ignominia. L’uomo che seduce è virile, la donna che sceglie di venire sedotta è puttana.

Il film Sedotta e abbandonata non lesina sorprese: quando Peppino scopre che, se rifiuterà di sposare Agnese, andrà in carcere per “corruzione di minore”, essendo Agnese minorenne, chiede al padre della ragazza la sua mano. Ma il “matrimonio riparatore” non soddisfa il padre di Agnese (Sandro Urzì): sarebbe, ai suoi occhi, un matrimonio tra un “galeotto” e una “puttana”. Così, per fingere che Agnese sia illibata, esige che Peppino sudi sette camicie per chiederne la mano, pubblicamente.

La reticenza del padre di Agnese porta Peppino ad escogitare un “rapimento”, così che l’uomo sia costretto a cedergli la figlia, la quale, essendo stata rapita, è ora pubblicamente svergognata. È la così detta “paciata”.

Suocero e genero concordano nel rapimento-salva onore e nel matrimonio riparatore. Così avviene. Agnese, da principio, si rifiuta di sposare Peppino, poi, costretta dalla gravidanza, accetta.

E come non ricordare Franca Viola, che nella realtà, proprio nel 1965 (un anno dopo Sedotta e abbandonata!), si rifiutò di sposare il suo rapitore e stupratore? Franca fu la prima donna che, nella Sicilia degli anni 60-70, rifiutò le nozze riparatrici. Era – elemento non da trascurare – spalleggiata dalla famiglia, fattore invece mancante nella trama di Sedotta e Abbandonata, dove tutti – padre, madre, sorelle – sono contro la vittima.

All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”; in altre parole, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore” contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Tutto ciò, è retaggio patriarcale. Nel Deuteronomio, infatti, si legge: “Se uno trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l’afferra e giace con lei e sono colti in flagrante, l’uomo che è giaciuto con lei darà al padre di lei cinquanta sicli d’argento; ella sarà sua moglie, per il fatto che egli l’ha disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita”.

In Tito Livio e nel folklore della Roma antica, Lucrezia, stuprata da Tarquinio il Superbo, si suicida per non poter vivere nel disonore. Lo storico romano Polibio – di origine e lingua greca – racconta di Chiomara, donna celtica stuprata da un centurione romano, che riesce nel decapitarlo, ma poi si suicida.

La donna, insomma, anche se vittima è sempre colpevolizzata. Perché, come dice la Bibbia, non ha gridato.

In Olanda, nel 2019, una ragazzina di 17 anni ha scelto l’eutanasia: non aveva mai superato lo stupro subito all’età di 10 anni. Lei, un fior di fanciulla, si sentiva “uno schifo”. E il suo stupratore?

Franca Viola, che alla fine del processo venne assolta, dichiarò: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Si sposò con un amico d’infanzia, nonostante le paure di ritorsioni (ai rapitori e allo stupratore furono dati dai 10 ai 5 anni di carcere), ed egli le rispose: “Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra”. In questo caso, l’amore annullò il patriarcato.

Ma che cos’è il patriarcato? Retaggio culturale, pretesto per scagliarsi contro i conservatori? Forse è tutto questo, e molto di più.

Il patriarcato forse è morto, ma in certi casi esiste ancora. Pensiamoci.

  • Scena dal film “sedotta e abbandonata”: la punizione di Agnese per non essere più illibata

Chantal Fantuzzi

Relatore

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