Dal 25 al 27 Ottobre 2023 si è svolta a Milano la quinta edizione del DIDAYS ovvero la Digital Innovation Days. Molto più che una semplice community è una sorta di ecosistema, un pò network di professionisti e aziende, esperti e curiosi “che si riuniscono per discutere trend e novità della digital tranDsformation”. E’ in questa occasione che si intervista Silvia Andreani , Luxury Fashion Beauty Officer e Client Organization presso Ipsos , protagonista di un intervento dove spiega il futuro della intelligenza artificiale grazie ad uno studio condotto a livello globale in 31 paesi (tra cui l’Italia). Quale, insomma, il futuro della intelligenza artificiale tra emozioni e conoscenza?
Grazie per aver accettato l’intervista. Quale sarà il futuro della intelligenza artificiale tra emozioni e conoscenza dai dati del vostro studio che avete presentato durante questa importante manifestazione?
“Ipsos ha condotto uno studio a livello Globale, in 31 Paesi tra cui l’Italia, oltre 22mila adulti intervistati a tema AI per comprendere i sentimenti delle persone rispetto all’intelligenza artificiale e le loro aspettative rispetto all’impatto che questo avanzamento tecnologico possa avere nelle loro vite, quotidiane soprattutto. Come ogni nuova tecnologia il passaggio da innovazione ad adozione e infine trasformazione e cambiamento non è sempre lineare e veloce, occorre un periodo di adattamento, di studio e comprensione ed è pertanto sempre affascinante comprendere che cosa ne pensano non tanto gli early adopters/tech geek, ma la massa, il consumatore/utente comune, perché è chi ne consentirà poi, nei fatti, la sua stessa scalabilità”.
data la dimensione del problema, quali criteri possono guidarci? quali saranno gli step fondamentali in particolare per quanto riguarda emozioni e conoscenza?
gli “snodi fondamentali” come detto durante il mio intervento in questa manifestazione, sono sostanzialmente quattro e guidano nella comprensione di cosa sta succedendo : conoscenza ed emozioni, appunto ma anche fiducia ed impatto.
Quale indicatore è secondo Lei il più interessante?
Tutti. Per quanto riguarda la conoscenza una considerazione dare fare riguarda una discrepanza tra “contenitore” e “contenuto”, ovvero tra il concetto di AI e il suo utilizzo vero e proprio. Infatti se mentre 2/3 delle persone si dichiara consapevole di cosa sia AI, solo la metà sa in che strumenti di uso quotidiano è impiegata. Percentuali entrambe in aumento rispetto alla stessa rilevazione fatta nel 2021, ma che indicano solo una conoscenza teorica, superficiale dell’AI. Italia è in linea con la media Globale in entrambi i casi.
mentre le emozioni?
per quelle vi è una netta dicotomia emotiva, il campione globale si spacca a metà tra chi pensa che i vantaggi saranno maggiori degli svantaggi (54%) e che è anche eccitato (54%), a chi invece si sente nervoso riguardo AI (52%), un dato che cresce di 13 punti rispetto a 18 mesi fa. E’ interessante notare che i picchi di positività li tocchiamo sicuramente nei mercati emergenti (Indonesia e Thailandia) mentre quelli di ansia nei paesi Anglofoni e in Giappone. Noi italiani siamo sempre nella media sia per il sentiment negativo che positivo, ma ne cogliamo leggermente di più gli aspetti positivi. A livello generazionale, Millennials e GenZ sempre i più aperti.
Concludendo quindi, anche la fiducia che declina i vari aspetti e temi legati alla AI sono interessanti, come del resto anche l’impatto nelle vite. Resta il dubbio, tutto umano, di quello che sarà il futuro.
