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La manovra del Governo: via la tampon tax e supporto alla natalità

Nuova manovra alla Camera. Per i lavoratori che hanno cominciato a versare contributi dal 1996 sale l’importo minimo maturato necessario per poter accedere alla pensione tre anni prima dell’età di vecchiaia. La soglia – secondo quanto prevede la bozza della manovra – a fronte di almeno 20 anni di contributi versati sale da 2,8 a 3,3 volte l’assegno sociale.

Secondo i valori riferiti al 2023 il costo salirà dai precedenti da 1.409 euro a 1.660 euro, come quota da anticipare la pensione.

Salta invece il limite di 1,5 volte l’assegno sociale per l’accesso alla pensione a 67 anni una volta raggiunti i 20 anni di contributi. Basterà avere raggiunto l’importo dell’assegno sociale (503,27 euro nel 2023).

Dal 2025 potrebbero non bastare più 42 anni e 10 mesi di contributi oltre ai tre mesi di finestra mobile per l’accesso alla pensione anticipata indipendentemente dall’età (41 e 10 mesi per le donne): secondo la bozza della manovra viene anticipato dalla fine del 2026 alla fine del 2024 il periodo nel quale non sono previsti adeguamenti alla speranza di vita. Quindi nel 2025 anche questo canale di pensionamento sarà legato all’aspettativa di vita.

La manovra finanziaria procede così, con anche una bozza che prevedrebbe duecento milioni in due anni, nel 2024 e nel 2025, per finanziare il Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili. Si parla, cioè, di finanziare le modifiche approvate nel corso dell’esame parlamentare della legge di bilancio, il cosiddetto “tesoretto”. 

Si parla poi di uno sgravio fiscale al 100%, di 3000 euro massimi annui, per tutte tutte le lavoratrici madri ad esclusione, però, del “lavoro domestico”.

Per favorire la natalità, il governo prevede lo sconto sui contributi per la quota a carico del lavoratore dipendente, sconto legato, però. al numero di figli: per le mamme con due figli dura fino ai 10 anni del bimbo più piccolo, per chi ne ha tre lo sconto sui contributi dura più a lungo, fino ai 18 anni del figlio più piccolo.

Viene poi abolita l’ Iva al 5% per i prodotti per l’infanzia e per gli assorbenti, è, quest’ultima, la cosiddetta tampon tax: la bozza della manovra prevede infatti che latte in polvere e preparazioni per l’alimentazione dei bimbi, così come assorbenti, tamponi e coppette mestruali, passino tra i prodotti soggetti all’Iva al 10% (anziché al 22%).

Arriva poi l’incremento del bonus per pagare le rette agli asili nido pubblici e privati. Ma è destinato solo ai secondi figli nati dal primo gennaio 2024 in nuclei con già un minore under 10 e un tetto Isee di massimo 40.000 euro. Lo prevede una bozza della manovra. E’ “elevato a 2.100 euro” l’incremento introdotto nel 2020 che ha innalzato da 1.500 euro a un massimo di 3.000 euro l’attuale beneficio.

Relatore

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