Estero

Kenya: due multinazionali travolte dallo scandalo degli abusi sessuali nelle piantagioni del tè

Il Regno Unito è da sempre uno dei paesi che consuma più tè al mondo e oggi una verità sconvolgente ha indignato gli spettatori della BBC. La nota emittente televisiva ha filmato un reportage in Kenya e ha fatto luce su una realtà terrificante, quella delle violenze sessuali nelle piantagioni da tè. Sono ben 100 le donne intervistate, tutte lavoratrici che raccolgono il tè per le grandi multinazionali. Ben 75 di loro affermano di subire sistematicamente abusi sessuali dai supervisori e da altri membri della direzione. Se protestano contro le molestie non riescono ad ottenere l’impiego o il rinnovo del contratto, dai quali dipendono le loro vite e quelle dei loro figli.

Ad essere coinvolte nello scandalo due grandi multinazionali britanniche. Si tratta di Unilever, che vende tè in tutto il mondo sotto il marchio Lipton, e il gruppo agroalimentare James Finlay & Co, che fornisce prodotti a catene multimiliardarie come Tesco e Starbucks. Sembrerebbe che tre supervisori che operano in Kenya sono già stati sospesi e sono state avviate delle indagini. 

Alcune delle testimonianze sono particolarmente terribili, come quella di una donna che ha affermato di aver contratto l’HIV dal suo aguzzino. Una giornalista sotto copertura invece ha filmato grazie ad una telecamera nascosta un reclutatore che con violenza le proponeva di condurre il colloquio in una stanza d’albergo. 

Non è la prima volta che episodi simili vengono a galla. Una decina di anni fa erano già state prese delle misure per contrastare la situazione. Alla luce dei nuovi fatti Unilever si è detta scioccata e ha dichiarato in una nota: “Siamo molto delusi dal fatto che le misure messe in atto in passato per facilitare le segnalazioni, l’individuazione e l’indagine sugli abusi non siano riuscite a rilevare i problemi segnalati dalla BBC e accogliamo con favore il fatto che Lipton Teams and Infusions commissionerà un’indagine indipendente su queste gravi accuse”. 

MK

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