Con questo duro e intenso articolo torna dopo alcuni mesi su Ticinolive il professor Carlo Vivaldi-Forti, graditissimo ed autorevole ospite.
Secondo l’opinione prevalente il comunismo, nel mondo, sarebbe scomparso con il crollo del Muro di Berlino. I sopravvissuti regimi che ad esso si ispirano, quali la Corea del Nord e Cuba, non conterrebbero più nulla sullo scacchiere internazionale, rappresentando residui fossili di un’epoca tramontata. Quanto alla Cina, non scherziamo! Cosa vi è ormai di marxista in quell’immenso impero, ove valgono solamente il denaro, il successo e la concorrenza selvaggia? Ma è davvero questa la verità?
Apparentemente sì: nei paesi dell’ex-impero sovietico si è ovunque affermato un simulacro di democrazia, mentre in Occidente i partiti comunisti che si autodefiniscono tali sono scomparsi o ridotti a percentuali da prefisso telefonico. Eppure, mai come oggi i principi fondamentali di quella criminale ideologia godono di altrettanto credito e diffusione. Vogliamo qualche esempio? Proudhon affermava, poi imitato da Marx, che la proprietà è un furto. Ebbene, al presente coloro che possiedono un patrimonio mobiliare o immobiliare, un’azienda o beni di fortuna non importa se guadagnati o ricevuti per successione, vengono perseguitati, visti come ladri, e trattati da delinquenti. La persecuzione fiscale non aveva mai raggiunto, in passato, gli attuali livelli di vera e propria paranoia, ovviamente non ai danni dei magnati del denaro, degli speculatori di Borsa e delle banche, bensì del ceto medio e medio-basso, ossia quel segmento di popolazione che ha sempre sbarrato ai comunisti la via del potere.
Nessuno vieta alle agenzie di rating di praticare regolarmente l’aggiotaggio e di tenere sotto ricatto governi e parlamenti, ma se un bottegaio qualunque si permette di regalare una caramella a un bambino, e per questo non emette ricevuta, gli si fa chiudere il negozio. E’ questa la libertà sognata dai martiri del bolscevismo, in nome della quale milioni di esseri umani hanno rischiato la vita e molti l’hanno persa? I dissidenti che affrontavano il carcere duro, il gulag e la Siberia, prevedevano che il loro sacrificio sarebbe servito a foraggiare quattro burocrati strapagati con i soldi dei cittadini allo scopo di censurare le frasi del capo dell’opposizione , al quale si pretende insegnare la lingua come ai bambini dell’asilo? Evidentemente i conti non tornano. Prima d’inveire, anche se a buon diritto, contro i manutengoli del governo, emissari e garanti dei poteri forti, sforziamoci di capire cosa è veramente successo, a livello macro e geopolitico, per produrre mostri così orribili.
Quando esisteva il confronto est-ovest , le classi dirigenti occidentali, iniziando da quella americana, non potevano permettersi di creare eccessivo malumore, pena il passaggio degli scontenti al blocco contrapposto. Ciò valeva sia per gli Stati nel loro complesso che per i singoli cittadini. Il più grande terrore dei partiti moderati era di veder salire i comunisti nelle votazioni e nei sondaggi, poiché essi rappresentavano la fazione, prevalendo la quale quel paese sarebbe scivolato nello schieramento avversario. Questo temutissimo evento avrebbe destabilizzato gli equilibri internazionali con immaginate, terribili conseguenze, non esclusa la catastrofe nucleare. Tale fu certamente la ragione di molti episodi repressivi, come l’intervento sovietico a Berlino nel 1953, a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968 , ma anche la reazione di Kennedy contro i missili a Cuba, il colpo di Stato in Cile nel 1973 e tanti altri che sarebbe difficile elencare.
Analoga situazione all’interno: riferendoci all’Italia, uno dei principali motivi addotti dalla Dc, opportunamente sollecitata dalla Confindustria e da Paolo VI, per giustificare la sciagurata operazione dell’apertura a sinistra, fu proprio la necessità di staccare il Psi dal Pci, onde evitare che insieme facessero blocco e vincessero le elezioni. Se questi erano gli aspetti negativi della divisione del mondo in due emisferi, se ne contavano pure di molto positivi. Ad esempio, per prevenire il diffondersi di una pericolosa protesta, occorreva mantenere la pressione fiscale entro limiti ragionevoli. La bassa tassazione dei primi tre decenni del dopoguerra rappresentò una delle principali ragioni, anche se non l’unica, della crescita economica di quel periodo; non soltanto, ma simile politica ebbe pure il merito di limitare la corruzione, sempre collegata allo sperpero e al furto del pubblico denaro.
Altre ricadute positive della competizione fra i blocchi si registravano nei settori miliari, strategici e della ricerca scientifica. Si deve proprio a quella lo sbarco dell’uomo sulla Luna già negli anni Sessanta , con tutto il vasto indotto di scoperte tecnologiche , mediche e farmaceutiche. Perfino la tanto detestata corsa agli armamenti produsse effetti benefici. Lo scudo spaziale immaginato da Reagan , oltre a far lavorare a tempo pieno accademie pubbliche e private, tecnici e industrie di vari rami, impedì che le risorse raccolte con le tasse si disperdessero in mille rivoli, alimentando gli appetiti e la proliferazione dell’apparato burocratico, con gli effetti devastanti che avremmo in seguito conosciuto. La guerra fredda agì quindi come ammortizzatore spontaneo dell’assistenzialismo che, se pur esisteva , non gli era consentito di oltrepassare i limiti della ragionevolezza. Non per nulla le elezioni rivestivano una funzione moderatrice nell’eccesso delle spinte e controspinte: dopo l’ubriacatura del lungo predominio laburista la Gran Bretagna produsse la Thatcher , gli Stati Uniti Reagan, seguìto all’irresponsabile presidenza Carter, che aveva umiliato la Nazione come mai accaduto prima, e la Chiesa cattolica elesse Woytjla, duro e intransigente anticomunista, l’opposto del suo predecessore Montini. Quanto all’Italia, messo finalmente termine allo sciagurato ventennio del centro-sinistra, l’avvento del pentapartito, prima con Spadolini e poi con Craxi, inaugurò un periodo in cui si cercò di rimediare ai guasti precedenti, trasformando il partito socialista, massimalista e demagogico, di Nenni, Lombardi e De Martino, in una socialdemocrazia europea, oltretutto temperata dalla presenza dei liberali nel governo.
Bettino, poi, fu il primo leader a sdoganare la destra, riconoscendole una dignità pari ad ogni altra forza politica. Perché e come finì quel tentativo di normalizzazione del nostro paese lo ricordiamo tutti: nel 1992 , crollato il Muro e il regime sovietico, i comunisti italiani, che invece di nascondersi con la coda fra le gambe per il disastro subìto avevano rialzato sorprendentemente la cresta, avviarono la stagione di Mani Pulite, travolgendo tutti i partiti che componevano la maggioranza e costringendo il suo capo alla morte in esilio .
Gli avvenimenti italiani non restarono purtroppo isolati. La scomparsa del blocco marxista, anziché far trionfare i principi opposti, come sarebbe stato ovvio, condusse a una sorta di compromesso generale con le idee dei vecchi nemici, molte delle quali furono recepite e rilanciate in Occidente. Esempi di tale sbracamento ideologico sono la presidenza Clinton, infarcita di demagogia populista, ma anche la deriva a sinistra della Cdu tedesca, che dopo il ritiro di Kohl dalla politica subì l’assalto degli attivisti della Germania Est, ove quel partito esisteva ben prima del 1989, sebbene fedele partner del regime. In Francia, poi, sfideremmo chiunque a definire di destra le presidenze di Chirac e Sarkozy. Il primo, travolto dagli scandali, si ridusse a contare sulla pietà dei socialcomunisti, con i quali avviò un dialogo a colpi di cedimenti su questioni essenziali, attraverso leggi punitive e demagogiche soprattutto in campo fiscale, che neppure Mitterrand si sarebbe sognato di concepire; il secondo, affetto da una folie de grandeur degna di un gigante come de Gaulle, trascinò il paese in catastrofiche avventure, quali la guerra di Libia, che ne accelerarono il già profondo declino. Superfluo ricordare la dissennata politica di Zapatero in Spagna, per non parlare di Obama, il peggior presidente dopo Carter.
Questi gli eventi che hanno condotto al disastro attuale, aggravato da una crisi economica studiata a tavolino dalla mafia finanziaria allo scopo di distruggere il ceto medio, vero depositario della ricchezza, per sottrargli i suoi legittimi averi. A seguito di tali fatti l’Occidente è oggi preda di una schizofrenia sinistrorsa, statalista e punitiva del merito, che più autolesionista di così non si potrebbe immaginare. E’ ovvio che proseguendo in questo cammino, la comunistizzazione strisciante di cui esso è prigioniero lo porterà inevitabilmente a soccombere nel confronto con i paesi emergenti. E’ dunque necessaria e urgentissima una formidabile controspinta, che resusciti quella vocazione liberale, rispettosa delle proprie tradizioni, élitaria e aristocratica (ovviamente nel significato originario del termine) che appartiene per antica vocazione al pensiero di destra. Perciò è indispensabile quella rivoluzione che più volte ho definito partecipativa, consistente nel restituire al popolo la legittima sovranità che partiti e parlamenti, collusi con le mafie economico-finanziarie, gli hanno sottratto in modo truffaldino.
Carlo Vivaldi-Forti