La Turchia aveva posto il veto per l’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia: la condizione di Erdogan era, cioè, che Svezia e Finlandia entrassero nella Nato solo a patto che i due Paesi Scandinavi consegnassero 45 persone curde alla Turchia. Istanbul ha anche imposto a Svezia e Finlandia il divieto di sostenere il popolo curdo in ogni sua forma. Condizioni accettate. I tre ministri degli Affari Esteri hanno firmato l’accordo in dieci punti che cede alle richieste del premier turco.

Così, Finlandia e Svezia dovranno consegnare a Erdogan 45 cittadini curdi, che Istanbul ritiene terroristi, anche se molti in realtà sono giornalisti, insegnanti e ricercatori.
Secondo la Turchia, i 45 curdi appartengono a gruppi terroristici come il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), alla milizia YPG (i combattenti che in Siria hanno sconfitto l’Isis) e al PYP (gli eroi di Kobane che controllano Rojava).
Tra essi, Bülent Kenes, Levent Kenez e Hamza Yalçın sono “copevoli” di aver pubblicato articoli critici nei confronti di Erdogan, Burcu Ser, è stato impiegato in una associazione internazionale per i diritti delle donne, e così via.
Mentre la Francia nega l’estradizione all’Italia per gli ex terroristi degli anni di Piombo, Finlandia e Svezia accettano di rispedire in Turchia 45 civili, “venduti” per essere condannati.
Nel frattempo, Putin annuncia che la Russia “risponderà se la Nato dispiegherà truppe in Finlandia e Svezia”.
Secondo la deputata curda eletta in Svezia, Amineh Kakabaveh “Questo è un tradimento del governo, dei Paesi della Nato e di Stoltenberg che ingannano un intero gruppo di persone che ha liberato sé stesso e il mondo intero da Daesh (Isis). Soprattutto quando si tratta della lotta delle donne, che la Svezia afferma di sostenere. Si abbandona quanto conquistato, a causa di un dittatore e ci si allea con un altro dittatore”. Chiari, i riferimenti a Erdogan e a Putin.