Cosa è emerso dal G20 straordinario sull’Afghanistan
A riassumerlo, in una conferenza stampa, è il, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, Mario Draghi, che ha dichiarato che il G20 straordinario sulla crisi afghana “è stato complessivamente molto soddisfacente e fruttuoso: lo considero un successo.” In quanto “è stata la prima occasione in cui i leader hanno dato una risposta multilaterale alla crisi afghana” a dimostrazione di come “il multilateralismo stia tornando come schema di lavoro dei paesi più importanti del mondo”.
Secondo Draghi, infatti, essendo l’Italia rimasta per 20 anni in Afghanistan, ha ora il “dovere d’intervenire”.
Il premier italiano ha infatti dichiarato “gravissima” l’emergenza umanitaria che si sta sviluppando in Afghanistan, e ha riportato come i rappresentanti di istituzioni e Nazioni Unite hanno parlato di catastrofe umanitaria.
Secondo quanto emerso dal G20, infatti, con la vicinanza dell’inverno, la situazione starebbe precipitando: le Nazioni Unite stanno cercando di avere una road map per portare avanti gli aiuti umanitari in tutto il Paese.
“Ora”, continua Draghi, “occorre impedire il collasso economico dell’Afghanistan. Questo significa impedire che il sistema dei pagamenti del paese crolli, per cui non è più possibile effettuare pagamenti. Allora diventa molto difficile provvedere con l’assistenza umanitaria. Significa cercare di salvare quel poco del sistema bancario che è rimasto”.
Nel frattempo, sempre nel corso della riunione straordinaria dei leader del G20 sull’Afghanistan, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un impegno di un miliardo di euro per finanziare l’assistenza umanitaria all’Afghanistan, sostegno che dovrebbe arrivare coordinato dall’Onu.
Nel corso della riunione, infatti, sono stati delineati i contorni della missione Onu, per la quale il presidente americano Joe Biden ha annunciato un nuovo stanziamento da 300 milioni di dollari.
Grandi assenti dalla riunione sono stati i rappresentati di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping, ma, come riportato da Draghi, la loro assenza era stata comunicata in anticipo e il loro coinvolgimento c’è stato comunque.
Nella riunione campeggiava la richiesta di tenere aperto l’aeroporto di Kabul, poiché “c’è ancora gente che vuole uscire, vuole essere aiutata.”
Nel corso della riunione è stato poi preso in considerazione il recente incontro tra USA e Talebani: “affrontare la crisi umanitaria richiederà contatti con i talebani, ma questo non significa un loro riconoscimento. Bisogna prendere atto che sono stati giudicati per ciò che hanno fatto, non per ciò che hanno detto”.
Altro tema delicato, quello dei diritti delle donne: “è stato toccato da tutti il problema dei diritti delle donne” ha detto Draghi “di garantire loro istruzione, di non tornare indietro 20 anni”.
Infine, non poteva mancare la lotta al Covid che “in Afghanistan non è una priorità immediata ma se non si fa nulla questo aggraverà la situazione”.
A tal proposito riemerge l’espansionismo di Erdogan, che cerca una via di entrata in Europa, attraverso la crisi dell’Afghanistan, proponendo un gruppo lavoro sui migranti.
A tal proposito Draghi, che non aveva esitato a chiamarlo “dittatore”, ha dichiarato: è “interessante [la proposta di Erdogan, n.d.r.] ma bisogna che anche gli altri membri siano d’accordo, ne parleremo nei prossimi giorni. Noi siamo favorevoli al coordinamento della risposta sulle migrazioni, a cominciare da quello che sta avvenendo da noi che siamo stati lasciati soli. La proposta va in questa direzione, bisogna vedere se gli altri saranno disponibili a partecipare”.
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