Dei nostri giorni si è diffusa una forma quasi di idolatria per la natura, conseguentemente i problemi dei nostri rapporti sono di quotidiana discussione, ampie perplessità e paure su quello che alcuni ritengono l’imminente catastrofico futuro dell’umanità. A scanso di equivoci preciso che condivido ragionevoli preoccupazioni ma oltretutto considero il rispetto per la natura un atto di egoistica intelligenza nel nostro interesse. Detto questo, non condivido per contro l’atteggiamento esagerato di chi pensa che tra la natura e noi esista un rapporto pari a quello tra madre e figli.
Se ritengo che alla natura noi siamo perfettamente indifferenti è per un atto di umiltà e la mia convinzione deriva dal fatto che dagli studi degli scienziati il Big Bang (vale a dire l’inizio della storia del mondo) è fissato a 13,7 miliardi di anni fa. La terra è più giovane, ma ha pur sempre 4,5 miliardi di anni, mentre il nostro antenato homo sapiens ha fatto la sua apparizione 300mila anni fa.
Quindi la natura ha avuto miliardi di anni durante i quali si è occupata di ben altro e noi non costituiamo che una modesta virgola di un lunghissimo discorso. Questa opinione mi è stata confermata dalla lettura di un libro sui mosquito («The Mosquito», Timothy Winegard, New York: Dutton, 2019). Infatti, se la natura si preoccupasse di noi non permetterebbe che quotidianamente 110mila miliardi di mosquito perseguitino 7,7 miliardi di umani ovunque salvo che in Islanda e nell’Antartide. Leggo che negli ultimi 200mila anni della nostra esistenza su una popolazione complessiva di 108 miliardi di persone apparse sulla scena i mosquito ne avrebbero ucciso 52 miliardi. Sarebbero all’origine della morte di Alessandro Magno (323 a.C.), avrebbero determinato l’esito favorevole per i romani nelle guerre Puniche infestando la palude Pontina. Si dice di un ruolo nelle crociate e in altre fasi della storia. Per dimostrare che non sto incapricciandomi per snobismo culturale, riporto che nel 2018 i mosquito (la specie più importante è la zanzara tropicale) avrebbero ucciso ancora 830mila persone, dimostrandosi straordinariamente più pericolosi dei coccodrilli (1.000 vittime) ed elefanti e leoni (100 per ognuno).
Nel corso di miliardi di anni sul globo terraqueo è successo di tutto e di più.
Gli astronomi hanno cercato di ricostruire le diverse fasi dell’evoluzione delle quali noi con i nostri 300.000 anni rappresentiamo un’infinitesima parte. A 700 milioni di anni fa risale l’era glaciale terminata grazie alle continue emissioni di anidride carbonica (oggi molto temuta) originata dai vulcani. Sono scomparsi anche i dinosauri e con loro non sarebbe stato facile per noi umani socializzare, essendo lunghi decine di metri e pesando tonnellate.
Mi pare evidente che la natura si occupa dei cavoli suoi e che il tema va affrontato all’inverso, vale a dire come possiamo approfittare della natura e difenderci in certi casi senza depredarla con conseguenze negative per noi. Le preoccupazioni da pagina 1 a pagina 6 di scienziati di questi ultimi decenni non possono lasciare indifferenti. Il problema è di come prestare ascolto evitando di approfittarne per atteggiamenti giacobini o per prese di posizione ideologiche volte a rivoluzionare la società che escludono ogni possibilità di colloquio dividendoci fra buoni e cattivi. Purtroppo talvolta reagiamo basandoci su pregiudizi e emotività e di queste emozioni qualche politico se ne approfitta. Caso che fa scuola, quello dell’energia atomica ormai avversata generalmente nonostante sia una tra le pochissime fonti non inquinanti. La contestazione è diventata squisitamente ideologica, ce lo conferma James Lovelock, padre dell’ecologia con il suo «Gaia» (1975) nella «The Revenge of Gaia» (2006).
Ugualmente male indirizzate le richieste ad esempio di coloro che non vorrebbero più lasciarci volare, limitando la nostra libertà e frenando il progresso, mentre la soluzione è viaggiare in aereo senza inquinare. Vale a dire arrivare alla situazione già iniziata con le auto elettriche. Parimenti sono talvolta il risultato di preconcetti ideologici certe resistenze agli organismi geneticamente modificati nel caso degli alimenti e che hanno permesso di sfamare una sempre maggior popolazione mondiale.
Nessuno è in grado di anticipare quale sarà la nostra sorte nell’arco dei millenni futuri, neppure se esisteranno ancora gli umani. Nel frattempo per noi e per i nostri discendenti non resta che continuare a calcare le vie del progresso. Quelle che grazie alla scienza permettono di capire sempre meglio i fenomeni naturali (anche per difenderci dalle ricorrenti calamità, pandemie incluse).
Movimenti sociopolitici estremistici come quello di «Extinction Rebellion» che invita alla disobbedienza civile o la pericolosa rassegnazione che predica la decrescita felice del tutto innaturale, dimenticano che siamo giunti sin qui perché l’intelligenza dell’uomo sull’arco dei millenni ha cercato di capire, reagire e dominare e non di spaventarsi ed arrendersi a difficoltà e pericoli.
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Ogni tanto, oppure spesso, non capisco perché l’Avvocato si batta così dispendiosamente (nel senso del buon scrivere) contro forme di pensiero messe proprio lì (fors’anche organizzate) per rimuovere (cancel culture:) quella ben più urgente, utile e necessaria ma …sinistra critica economica.
Proprio perché il progressismo, suvvia, danza su colori “complementari”. Cavalca adesso un’indolore (per il global market, s’intende) crociata ...”verde” (un tempo assai …”rossa”) fatta pure di continui richiami alle non-discriminazioni di genere, di credo, di culture e via elencando proprio per non dover mettere il dito nella devastante piaga del neo-sfruttamento mercantile delle masse.
Finché i popoli si dovranno preoccupare dell’abbattimento delle sculture a soggetto storico, come pure della “scrittura inclusiva”, il sonno della grande finanza non sarà per nulla disturbato. In fondo il postmodernismo ci sta insegnando che destra e sinistra si servono dello stesso grossista.