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La deposizione di Trump col 25° emendamento aprirebbe le porte a… Pence

La presa di Capitol Hill è stata la rivolta (o rivoluzione) del secolo, nel bene e nel male. Trump che aveva prima giustificato i suoi sostenitori, poi, però, ne aveva condannato le violenze, rischia un’uscita di scena assai precipitosa: sono in molti, ora, che chiedono che venga rimosso anticipatamente dall’incarico: e infatti un emendamento della Costituzione che possa dichiararlo “incapace” di adempiere alle proprie funzioni, c’è.

È il 25° emendamento della Costituzione Usa, che permette il trasferimento dei poteri del Presidente al Vicepresidente, in modo temporaneo o addirittura permanente, qualora presidente in carica non sia più in grado di continuare a svolgere le proprie funzioni, ad esempio diventando inabile a causa di una malattia fisica o mentale. Di certo, usarlo contro Trump, implicherebbe l’ammissione di una sua inabilità che, certificata, ad oggi, non sussiste: in questo caso il 25° emendamento sarebbe utilizzato solo ad personam, per conto di terzi e contro un determinato presidente.

I fatti di Capitol Hill

L’emendamento venne ratificato nel 1967, quattro anni dopo che John F. Kennedy era stato assassinato, e come emendamento ha tutt’oggi lo scopo di deporre un Presidente giudicato “incapace” di adempiere ai propri doveri, per agevolare il passaggio di testimone.

L’Emendamento fu utilizzato già in passato, per specifica decisione del presidente in carica, in particolare nella sezione 3, che consente il trasferimento temporaneo dei poteri, quando, ad esempio, nel 1895, 2002 e 2007, rispettivamente i presidenti Ronald Reagan e George W. Bush dovettero sottoporsi a cure mediche.

Già quando a Trump era stato diagnosticato il Covid-19 nell’ottobre dello scorso anno era sorta l’idea di applicare il 25° emendamento nei suoi confronti ma fino ad oggi nessun presidente in carica era mai stato rimosso definitivamente senza che egli, in primis, lo richiedesse.

Trump potrebbe essere deposto secondo la parte 4 del 25esimo emendamento

Nei casi precedenti, ovvero, i presidenti avevano esplicitamente richiesto che verso di loro venisse applicato l’emendamento suddetto; nel caso di Trump, invece, egli rischia di essere sottoposto, contro la sua volontà, ad un emendamento tuttavia costituzionale.

Casi diversi, dunque: la parte dell’emendamento invocata nel caso di Trump è infatti la sezione quattro, che consentirebbe al vicepresidente e alla maggioranza del gabinetto di dichiarare il presidente incapace. I poteri verrebbero quindi trasferiti a Pence, l’attuale vice, fino al termine del suo mandato, ovvero il prossimo 20 gennaio. Per procedere, occorre una lettera agli oratori delle Camere e del Senato che affermi che il presidente non è idoneo a governare.

Mike Pence, 61 anni, sarebbe presidente sino al 20 gennaio; e c’è chi lo vede già candidato per il 2024

Se tutto andasse in porto, Trump avrebbe come da protocollo, la possibilità di offrire una risposta scritta: qualora contestasse la dichiarazione del vice e del gabinetto, come è probabile che sia, dato il temperamento del Tycoon, spetterebbe al Congresso prendere la decisione finale. Il suddetto richiede una maggioranza dei due terzi di Camera e Senato e sino a quando la questione non sarebbe risolta, sarebbe già il vicepresidente Pence ad agire da presidente. Pence, dopo i fatti di Capitol Hill, si è distaccato da Trump, dopo quattro anni in cui non aveva mai speso una parola di dissenso nei confronti del Presidente. E c’è chi lo vede già come leader repubblicano per le prossime elezioni del 2024. Una mossa astuta, quindi, e dietro le quinte sin quanto basta.

Relatore

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