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Ma i padroni hanno presentato liste elettorali? – di Giuseppe Sergi

Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo.

L’articolo non impegna la linea redazionale. Osserviamo come Sergi usi con piacere il termine vetero-marxista “padroni”, figure facilmente mitizzabili che popolano il nostro immaginario collettivo. Ma questi “onnipotenti” sono spesso poco padroni di sé stessi e meno liberi di un cittadino comune.

Poi se la piglia con il rettore Erez, il quale probabilmente non avrà detto nulla di male (ma non sappiamo perché non abbiamo la televisione).

A noi la vis polemica è sempre piaciuta, che sia di destra o di sinistra.

* * *

I padroni partecipano in prima persona alle elezioni comunali di Lugano? Deve aver risposto affermativamente a questa domanda la RSI, organizzando la presenza attiva di eminenti rappresentanti padronali (e loro accompagnatori) nel dibattito sulle elezioni comunali svoltosi ieri sera.

Il rappresentante dei banchieri Petruzzella e quello “storico” dei commercianti di Lugano Poretti hanno così avuto diritto ad esprimersi in lungo e in largo sul futuro dell’aeroporto (naturalmente a favore dei crediti in votazione) e su altre questioni al centro della campagna elettorale come se fossero i rappresentanti di liste presenti nella contesa.
La RSI ci ha spiegato che erano lì come rappresentanti della cosiddetta “società civile”; ma, aggiungiamo noi, la società civile non è fatta solo di padroni e di loro rappresentanti, bensì, soprattutto, di salariati e salariate che ogni giorno si recano al lavoro e producono ricchezza per i loro datori di lavoro.

La “società civile” del mondo delle banche, se proprio doveva essere presente, sarebbe sicuramente stata meglio rappresentata da coloro che hanno subito le politiche di Petruzzella e soci: uno di quegli oltre duemila addetti del settore bancario che tra il 2015 e il 2018 sono spariti dai dati sull’occupazione nel settore in Ticino. Magari uno di quei lavoratori o di quelle lavoratrici del settore bancario che hanno subito sulla loro pelle le ristrutturazioni (EFG, UBS, etc.) alle quali il Municipio di Lugano e i suoi partiti hanno assistito senza batter ciglio.

O, ancora, per rappresentare quella parte di “società civile” legata al commercio, invece di un commerciante che ha a che fare con clienti che comprano scarpe da 300 franchi al colpo, si sarebbe potuto invitare un/una impiegato/a del settore delle vendita che deve accontentarsi (per legge e per contratto) di 3’200 franchi al mese per sbarcare il lunario in una città come Lugano.

La presenza di costoro avrebbe perlomeno permesso di relativizzare le sciocchezze di un altro ospite (il “magnifico rettore” dell’USI – come è stato a più riprese chiamato – Boas Erez) che non finiva più di ripetere quanto si stia bene e quanto sia piacevole vivere a Lugano. Certo, con il suo salario vivere e lavorare a Lugano, permettersi un grande e comodo appartamento, far fronte ai propri impegni materiali può essere anche piacevole: ma, creda, vivere a Lugano per molte/i cittadine/i sta diventando non solo poco piacevole, ma anche impossibile. E, difatti, gli abitanti di questa città nella quale è così “piacevole” vivere diminuiscono a vista d’occhio.

La grande assente di questo dibattito è stata la condizione reale della stragrande maggioranza della popolazione, con le sue preoccupazioni quotidiane per il posto di lavoro, per la propria condizione reddituale, per il futuro professionale o scolastico dei figli: questi temi sono stati solo sfiorati.

Ma, oltre a mancare in parte il dibattito, la RSI ha dato la possibilità al “partito del padronato” di esprimersi direttamente in una trasmissione elettorale, rubando spazio a quelle liste – come quella MPS-POP-Indipendenti – che già ne hanno pochissimo.

Non crediamo che, agendo in questo modo, il servizio pubblico abbia contribuito a sviluppare un reale dibattito democratico.

Giuseppe Sergi

* * *

Immagine di copertina: la Borsa di Zurigo, Wiki commons (Ikiwaner)  https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en

 

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