Generico

L’omaggio di Fabio Pontiggia ai perdenti – Pensiero del giorno

(dal Corriere odierno)

“Per Filippo Lombardi quei 45 voti di scarto sono molto dolorosi. Oseremmo dire ingrati. Il consigliere agli Stati, autentico baritono della politica ticinese a Berna, ha fatto moltissimo per il nostro Cantone, grazie alla sua straordinaria capacità di contatto e alla sua piena conoscenza dei meccanismi che fanno funzionare Palazzo federale. Non meritava certamente di chiudere così la carriera politica.

* * *

Vero e ben detto. Lo stesso concetto mi hanno espresso Fabio Soldati e Fabio Regazzi, incontrati casualmente al LAC. Al che io ho detto: “La politica talvolta è crudele”, tipica frase fatta pronunciata da uno che in politica non è mai stato.

La delusione per Filippo è cocente (e la sua voce ieri alla radio aveva un timbro diverso dal solito). Ma è ancora una personalità importante e gli restano molte cose da fare.

* * *

Giovanni Merlini, dal canto suo, sconta rancori interni al PLR che sono riemersi a scoppio ritardato, senza plausibili motivazioni razionali vista la qualità del lavoro svolto al Nazionale. Non si spiega altrimenti il distacco di oltre tremila voti da Marina Carobbio. Per PLR e PPD si aprono ora settimane di problematiche riflessioni. C’è chi vorrebbe azionare la ghigliottina. Sarebbero dolori supplementari.”

Se Fabio Pontiggia (terzo Fabio della pagina) intende riferirsi alla Vendetta, gli facciamo notare che questa in linea di massima non è “razionale”. Riguardo a certi “riemersi” eventi lui ebbe un punto d’osservazione privilegiato, e ne sa un sacco.

Potrebbe aggiungere (ma non lo fa) che Merlini paga anche la “nuova” linea del partito, che ha provocato un’emorragia sulla destra. Non vorrei sembrare Catone il Censore che stufava tutti ripetendo in continuazione “Carthago delenda est”… ma un PLR privo della sua ala liberale è manifestamente più debole.

Niente ghigliottina, dice Pontiggia. In effetti è un marchingegno pericoloso, Robespierre potrà confermarcelo. Ma quasi peggio sarebbe far finta di niente. Il fallimento del matrimonio dei “moderati ex nemici per la pelle” è stato spettacolare.

Si apre una nuova era (frase fatta). Ma forse è veramente così!

 

 

Relatore

View Comments

  • Un mio conoscente mi disse: "Bisogna rieleggere Lombardi, dicono che sia uno dei pi?u influenti a Berna". Certo, pensai, ma se non rappresenta la mia linea politica... motivo in più per non eleggerlo!

  • Momento memorabile per chi ieri ha seguito la diretta elettorale su TeleTicino (so bene che Ticinolive non ha la TV...): quando, verso le 14, sono state riprese la postura e la faccia impietrite di Fabio Pontiggia mentre alla Casa del Popolo risuonava Bandiera Rossa. Impagabile!

    • Non ce l'ho PIÙ perché l'ho buttata dalla finestra (dal 5° piano, sopra c'è solo l'attico).

      • Mi pare una scelta un po' precipitosa. Anche perché poi il canone glielo fanno pagare lo stesso...

          • Buona fortuna. Ho votato No a No Billag per la questione generale, ma ritengo comunque che alcuni aspetti della riscossione del canone radiotv siano discutibili.

  • Altro aneddoto interessante sul buon Fabio Pontiggia che ha funto da acuto commentatore durante la diretta televisiva di ieri. Un decina di minuti prima del momento che ho descritto nel commento sottostante, il direttore del CdT diceva (testuali parole): "Si apre il discorso sulla sconfitta del Partito Socialista".
    Spazzato via.

  • Relativamente agli avvenimenti politici recenti (compresa {per certi versi} la minuta elezione nostrana) sembra si sia incentivata la “quotidiana” moda delle semplificazioni. Non è che la semplificazione dei concetti sia proibita dai trattati internazionali, tuttavia quando si desidera sintetizzare bisognerebbe farlo con prudenza e rispetto.

    Il linguaggio democratico che trova forse/magari ancora l’unica via per esprimersi (parzialmente) nelle elezioni politiche, si manifesta spesso con risultati se non opposti, tuttavia, distanti dal credo diffuso con grande utilizzo di mezzi dalle governance accademiche. Ciò è un fatto. Positivo.

    Tuttavia all’indomani “dell’accaduto” la grande/piccola informazione sostenuta dai gruppi egemoni possessori degli accordi lobbistici/pubblicitari a sei zeri, è costretta a dover innescare la tiritera semplificatoria sugli estremismi, sui populismi, sui sovranismi da superare. E sugli statalismi illiberali già superati: sul popolo che non ha capito. Questa è prosa intonata ogniqualvolta un risultato elettorale va a disturbare la pace dei manovratori. Nel micro, così come nel macrocosmo.

    Che la sorpresa, “lo scarto elettivo”, siano semplicemente il risultato di un certo qual fallimento delle cosiddette politiche d’alto bordo, degli accordi fumosi, delle pianificazioni astratte non si osa nemmeno immaginarlo. Si usa invece la mistificatoria strategia del far passare il segnale di una legittima, magari stridente - seppure specifica - risposta elettorale, come sintomo di un dannoso e sterile radicalismo.

    Si tratta di una pesante hybris ideologica, quella di insistere sul fatto che il sistema mercantile attuale sia da considerare - soprattutto da una ristretta categoria di vincenti - una dottrina inderogabile. Per cui vi sono, viceversa, cittadini/votanti che ritengono legittimamente necessaria un’immediata revisione, un tagliando fattivo, una riconsiderazione severa dei discriminanti risultati fin qui ottenuti, e lo dicono alla loro maniera. Il buon senso comune, la common decency di orwelliana memoria ha capito che marciare sul posto aspettandosi miglioramenti improbabili calati dall’alto può diventare assai pericoloso. Perlomeno imprudente. Il rischio è quello di poi trovarsi disarmati - di nuovo - davanti a catastrofi addirittura peggiori di quella del duemilaotto. Che stiamo ancora pagando.

    Così come si insiste spesso sul fatto che il “sole nascente” si sia “eclissato” nel socialismo reale, la tanto declamata, probabilmente paradossale “cultura delle regole e dei diritti individuali” oggi sappiamo, non è nemmeno “apparsa” nel liberismo realizzato. Le cosiddette regole vengono quotidianamente piegate agli interessi mercantili unilaterali, egoistici e circoscritti, di immediata riscossione. Troppi gli inciampi, le cadute e i disastri sociali ai quali le società occidentali oggi devono far fronte. Cosicché alle diverse latitudini elettorali il fallimento delle speranze neoliberiste di “centro” si presenta in termini democraticamente politici.

Recent Posts

E’ pazzo? Yes/No. Inoltre, viene discusso un altro punto importante

La domanda è provocatoria, e ci sta! Ma prima di tutto, va chiarito un punto…

43 minuti ago

L’Archetipo di Maria e la Chiesa come Ur-Sacrament: Semmelroth e la Lumen Gentium

Liliane Tami | Un archetipo è una forma originaria, un modello primigenio che rappresenta una…

15 ore ago

“L’arte è necessaria per vivere” – Intervista a Liliana Bressanelli di “Absolute Art”

Abbiamo visitato ieri, con vivo interesse, la nuova galleria "Absolute Art", inaugurata nello scorso ottobre…

21 ore ago

“La parrucca viola” – Religione, magia, esoterismo in G.K. Chesterton

Dalla "Saggezza di padre Brown" Un Duca bizzarro, rintanato nel suo avito castello sperduto nelle…

21 ore ago

La parata delle mummie e la maledizione di Tutankhamon

Donde viene la maledizione di Tutankhamon? La calura non era clemente, in quel giorno di…

21 ore ago

“Il gigolò all’isola Pescatori” – Racconto di Giorgio Dagostino

-          La vicenda si svolge durante una festa di compleanno in una caratteristica trattoria nell’isola…

22 ore ago

This website uses cookies.