Noi ovviamente non ne sapevamo nulla, non ci sognavamo, ma un amico (beh, gli amici servono) ci ha segnalato questa perla. È il finale di una breve novella pubblicata da uno dei due quotidiani del Cantone; non dico quale per serbare un po’ di mistero.
C’è chi dice che la letteratura non serva a niente, ma probabilmente si sbaglia. In questo caso, ad esempio, la letteratura serve ad esprimere e a fomentare l’odio politico.
Si dirà che non è un caso grave, e posso ammetterlo. Ma è emblematico, piccino, misero. Forse inventato, chissà.
Questo è il nostro giudizio personale. Altri, concediamo, giudicheranno diversamente.
* * *
“La felicità raggiunta d’improvviso scompare, come il pallone che fugge dalle mani del bambino nella famosa poesia di Montale. A farla scomparire è uno che mi sta davanti nello scompartimento dell’Intercity, la luce cattiva dei suoi occhi, il suo gesto di disappunto. Ha il fisico del lottatore svizzero, ma non la sua grazia bovina. Un bestione elegante con camicia azzurra, gilet e auricolari all’orecchio. Ora si mette gli occhiali scuri, forse per nascondere la cattiveria. Muto scavalca, urtandole, le gambe della sua vicina di colore. Che sia un membro dell’Unione Democratica di Centro, uno di quelli che odiano gli stranieri?”-
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