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Lugano: Italia (e anche peggio) – di Carlo Curti

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo assai critico sulla “regina del Ceresio”. L’autore vive a Lugano da 57 anni, noi però lo battiamo. Certo, Lugano non è perfetta e talvolta ci fa soffrire. Ma un po’ di esagerazione c’è.

* * *

Foto Wiki commons (Samuel Ferrara)

Non so quanti ticinesi abbiano visto lo spot pubblicitario della città sul Ceresio trasmesso in prima serata su Telelombardia, né conosco le loro impressioni. In una manciata di secondi si parla di natura incontaminata, ricchezza, tranquillità, cultura, divertimento, insomma dell’isola felice a due passi dal confine lombardo. Se l’esperto in comunicazione della città intendeva veicolare questo messaggio direi che ha fatto centro, ma solo nella fantasia dei telespettatori perché nel quotidiano quel tipo di isola, oggi, non c’è.

Lugano è la città con il paesaggio urbano più deturpato (eufemismo) dal Cantone Ticino, saccheggiato da faccendieri, architetti e palazzinari che operano solo con la logica del mercato e dei ricavi, la città con l’ateneo più caro della Svizzera, gli stipendi più bassi, gli impieghi meno probabili, gli affitti e i posteggi più salati, il traffico congestionato, un lago asfittico e plastificato, l’aria puzzolente d’estate e d’inverno per ozono e polveri fini.

Non sto giocando a “smerdatutto”, credetemi, e nemmeno do la colpa all’esercito di frontalieri che ogni giorno affollano un panorama metropolitano sempre più vicino al collasso. Sono 57 anni che ci vivo e ho visto la città rivoltata come un calzino da una truppa di “ragionieri della politica” (altro eufemismo) che ne hanno desertificato il centro storico (oggi ci sono solo turisti e negozi per vip) e spinto i residenti in aree limitrofe, dentro casermoni con tetti rigorosamente piani per ospitare le antenne di telefonia mobile che, forse, farebbero invidia solo ai più irriducibili sostenitori del socialismo reale.

Eh sì, così stanno le cose nella “regina del Ceresio”, ormai neanche più lontana parente di quella “Lugano bella” a cui dettero forzato addio gli anarchici tanto tempo fa.

Carlo Curti, Lugano

 

 

Relatore

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