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Luna, a 50 anni dallo sbarco, ma in UK la si indaga dagli Dei Egizi a Apollo 11

Londra, 20 luglio 2019. Una mostra, a Greenwich, racconta la straordinaria storia uomo – Luna. E’ il corpo celeste del momento con il suo 50esimo anniversario dallo sbarco su di esso, la Luna. Il Museo Marittimo di Greenwich la festeggia così, in uno spazio oscuro, si illumina il corpo celeste, per ricreare lo sbarco che scrisse la storia. Sul display, però, non è la Luna, ma una meteorite del Sahara. Poi compare l’Apollo 11, e la “guerra allo spazio” coi Sovietici.

In un altro display, il ciclo lunare, che comanda la vita, le donne, la crescita dei capelli, le maree. L’imprinting, che da secoli diede ai popoli che per secoli la mirarono.

Formatasi 4.5 miliardi di anni fa, quando un pianeta grande quanto Marte, Theia, in collisione con la Terra la creò, la Luna divenne fondamentale per la sua relazione con l’uomo.

Una connessione, quella straordinaria dell’umanità con i celesti, espressa, nella suddetta mostra, con l’esposizione di uno scritto cuneiforme della Mesopotamia, nel quale l’uomo descrisse le sue relazioni con l’eclissi; un astrolabio islamico del XII secolo con le fasi della luna, poiché per cristianesimo, ebraismo e giudaismo, la Luna segna le festività sacre.

Poi gli Egizi: la statua di Iah, dea della Luna, che perse cinque giorni al gioco contro il dio Thot. Ma se questi giorni li aggiungete al calendario lunare, ecco i 365 giorni. Bingo!

C’è anche una sezione sulla Medicina, che indaga l’interessante relazione tra la luna e la salute mentale degli uomini sotto di lei, nonché l’immancabile sezione sui grandi scienziati, da Thomas Harriot a Galileo, alle osservazioni che egli riservò allo spazio dei corpi celesti – di materia e non di etere –  grazie all’invenzione del suo canocchiale. Poi i pastelli lunari di John Russell, pittore innamorato della Luna.

Aspirazioni, sogni perduti, da Ariosto, a Cyrano de Bergerac, a HG Wells e Tintin, sogni, speranze e vanità, forse stroncate (o rafforzate) dall’arrivo di Neil Amstrong sulla luna, quell’allunaggio del fatidico 20 luglio 1969.

Dopo tre tentativi di allunaggio prima ad impatto, poi morbido, di soli razzi, rispettivamente Luna 1 e Luna 2, il primo allunaggio umano fu quello di Neil Amstrong, comandante dell’Apollo 11, e di Buzz Aldrin, mentre il loro compagno Michel Collins, controllava dall’orbita che tutto filasse dritto.

Tra gli allunaggi degli “avversari”, quelli sovietici, uno fallito e uno riuscito, ma mai umani. Era l’apice della Guerra Fredda. E la corsa alo spazio, per molti, veicolò in bene quel che sarebbe potuto sfociare in male.

Neil Amstrong con Michel Collins riflesso nel casco spaziale

Così Neil Amstrong aveva scritto sulla tavoletta di acciaio inossidabile, che lanciò sulla Luna: qui, uomini dal pianeta Terra, posero piede per la prima volta sulla Luna, luglio 1969 dC. Siamo venuti in pace, a nome di tutta l’umanità.” Chissà se e chi la troverà mai. Umano o meno.

Da Londra, è tutto.

Relatore

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