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A una lettera appello pubblicata sul quotidiano comunista il Manifesto da un folto gruppo di personalità israelite (che si qualificano come “ebrei europei”) risponde Michael Sfaradi, giornalista di Tel Aviv.
Sfaradi, ovviamente, non contesta la lettera “in toto”, sarebbe impossibile. Si domanda però, alla fine: perché uscire sul Manifesto, “il giornale più anti-israeliano d’Italia”? Bello anche il titolo di questo interessante articolo: Ebrei a confronto. Proprio così!
di Michael Sfaradi –
Lunedì 6 maggio 2019 è apparsa sul quotidiano comunista Il Manifesto una lettera appello per un’Europa unita e coerente con i suoi valori fondativi.
Michael Sfaradi
Una lettera che recitava: “Noi ebrei europei, legati ai valori ebraici e universali di difesa dei deboli, giustizia sociale, dignità dello straniero; difensori dei valori della democrazia e del pluralismo, essenziali per la protezione delle minoranze e il convivere di etnie, religioni e culture differenti; allarmati per l’acuirsi di forme di intolleranza e discriminazione del diverso in Italia, Europa come altrove:
a) riaffermiamo i valori alla base della costruzione di un’Europa unita: pace, democrazia, tutela dei diritti umani, ripudio dell’etno-nazionalismo;
b) condanniamo atti di antisemitismo, come di rimozione della memoria e di banalizzazione degli orrori degli anni ’30 e ’40 del Novecento, in movimenti e partiti della destra etno-nazionalista;
c) ci opponiamo all’irrompere nel dibattito politico e nello spazio pubblico di atteggiamenti e atti di razzismo contro stranieri e migranti da parte di individui, movimenti organizzati e settori delle pubbliche amministrazioni, richiedendo alle istituzioni – dalla scuola agli enti pubblici ai mass media – un forte impegno a combatterne e rimuoverne le radici;
d) sosteniamo, in vista delle elezioni del Parlamento Europeo, partiti e candidati che affermano, condividono questi principi e valori.”
Liliana Segre
La prima firmataria di questa lettera appello è la Senatrice a vita Liliana Segre seguita da alcune centinaia di firme fra le quali spiccano nelle prime righe quelle di Piero Terracina, Edith Bruck, Giorgio Gomel, Irene Kajon, Leonard Robbins e Fiorella Kostoris.
Anche se su molti punti toccati non si può che essere d’accordo, leggendo con più attenzione lo scritto ci si rende conto che oltre al messaggio palese e alcune mancanze si evidenzia anche un pensiero subliminale, forse ancora più importante, verso il quale è necessario fare le giuste riflessioni perché come diceva Amos Oz, lo scrittore tanto amato dalle sinistre di tutto il mondo, le parole possono colpire come pietre e dopo le parole arrivano le pietre vere.
La lettera inizia con: Noi ebrei europei, legati ai valori ebraici e universali di difesa dei deboli, giustizia sociale, dignità dello straniero….
Cosa significa “Noi ebrei Europei”? I firmatari di questa lettera sono sicuri che tutti gli ebrei europei siano d’accordo con loro? Hanno avuto l’incarico dall’unanimità della popolazione ebraica europea?
Seguendo nella lettura si ha inoltre l’impressione che i valori ebraici e universali di difesa dei deboli, la giustizia sociale, la dignità dello straniero, la difesa dei valori della democrazia e del pluralismo, essenziali per la protezione delle minoranze e il convivere di etnie, religioni e culture differenti non facciano parte del bagaglio religioso e culturale degli ebrei che vivono fuori dal vecchio continente.
Tutto ciò è falso anche perché l’acuirsi di forme di intolleranza e discriminazione preoccupano sicuramente anche gli ebrei americani, asiatici o di qualsiasi altra parte del mondo.
Da israeliano vorrei ricordare a tutti gli europei, ebrei e no, che la mia nazione, la mia patria, è sempre in prima fila, con la sua tecnologia all’avanguardia, con medici, infermieri e tecnici di tutti i tipi, per aiutare le popolazioni di ogni angolo di mondo colpite da terremoti, inondazioni o catastrofi naturali. Non è questo il miglior modo di proteggere e convivere con tutte le altre etnie e religioni presenti su questa nostra terra? Vorrei pertanto ricordare che tutti coloro che sotto la bandiera dello Stato di Israele hanno prestato questo tipo di servizio in giro per il mondo a favore delle popolazioni civili, erano sì ebrei, ma non europei.
Nei punti B) e C) i firmatari della lettera condannano gli atti di antisemitismo, come di rimozione della memoria e di banalizzazione degli orrori degli anni ’30 e ’40 del Novecento, in movimenti e partiti della destra etno-nazionalista e si oppongono all’irrompere nel dibattito politico e nello spazio pubblico di atteggiamenti e atti di razzismo contro stranieri e migranti da parte di individui, movimenti organizzati e settori delle pubbliche amministrazioni e richiedono alle istituzioni, dalla scuola agli enti pubblici fino ai mass media un forte impegno a combatterne e rimuoverne le radici.
Tutto giusto, nulla da eccepire, ma incompleto. Perché il razzismo e l’antisemitismo odierno non hanno un’unica radice nei partiti di destra, e se si affrontano certe tematiche non ci si può dimenticare che vari osservatori europei hanno certificato che in massima parte l’odierno antisemitismo è di origine islamica, e che sono di origine islamica la quasi totalità degli attentati e attacchi alle persone che negli ultimi anni stanno distruggendo la comunità ebraica francese, la più numerosa d’Europa.
Il punto D), che è una vera e propria posizione politica comune ai firmatari della lettera, non è da commentare anche se c’è il forte dubbio che non tutti gli ebrei europei siano assolutamente schierati su questa linea in un rinnovato modello bulgaro.
La domanda forse più importante, che probabilmente rimarrà senza risposta è: questa lettera doveva essere pubblicata proprio sul Il Manifesto quotidiano comunista? Il giornale più anti israeliano che si stampa in Italia? Quello che fa sempre di tutto per mettere in cattiva luce l’unico Stato Ebraico al mondo? E per finire, e non è una questione di lana caprina ma un messaggio importante, l’aver fatto distinguo fra gli ebrei europei e ebrei che vivono nel resto del mondo, in Israele in particolare, è una profonda mancanza di rispetto verso dei fratelli che, al contrario da quello che questa lettera fa intendere con il suo pessimo inizio, hanno ben presenti i dettami di altruismo e amore per il prossimo che fanno parte della fede e della cultura ebraica.