Dopo il fallimento dell’impresa di Alcibiade, Sami e Ateniesi contano sulle proprie forze: per non far cadere i piani (che comunque erano degli aristoi oltre che di Alcibiade) e continuare la guerra, cambiarono il regime per prima a Samo (nonostante alcuni tra i Samii resistessero), indi mandarono il sovracitato Pisandro ad Atene, perché, coi suoi seguaci, istituisse l’oligarchia nelle città alleate di Atene. Il delegato Diitrefe compì l’impresa a Taso, in Tracia e da quel giorno i Tasii attesero di essere liberati da… gli Spartani! Inoltre molti di essi, esuli, si rifugiarono proprio tra gli Spartani. Tutto ciò non dimostrava altro che Frinico aveva ragione: agli alleati non interessava propendere per l’oligarchia, ma gli Ateniesi l’avevano ormai voluta imporre.
Pisandro e suoi navigarono verso tutte le altre città filo ateniesi, abbattendo in esse la democrazia. Un demagogo che aveva contribuito a far esiliare Alcibiade, un non altrimenti noto Androcle, fu ucciso, per far piacere proprio ad Alcibiade in cui ancora si continuava a sperare perché procurasse l’amicizia di Tissaferne.
Come poté attuarsi un simile, drastico, cambiamento costituzionale? Tucidide scrive esplicitamente che gli oligarchi, cambiando la costituzione della città, volessero anche governarla, intimando (e compiendo) violenze sui pochi che apparivano dissentire dalla loro presa di potere, che non denunciavano le ritorsioni.
Per il governo di Atene, Pisandro e i suoi avevano scelto dieci “segretari con pieni poteri” che Tucidide chiama syngraphèis e qualifica come autokrates , con facoltà di convocare l’assemblea del popolo e presentare proposte sostituendosi alla boulé.
L’assemblea a Colono e l’abolizione della grafé paranomon
I dieci syngraphèis convocarono l’assemblea a Colono (luogo famoso per la tragedia sofoclea dell’Edipo a Colono) fuori dalle mura di Atene “per circa 10 stadi, in un recinto sacro a Posidone”. Quindi un luogo chiuso e lontano dal centro della città, a differenza del luogo consono in cui solitamente l’assemblea si riuniva, ovvero l’Acropoli, nel teatro di Dioniso. A Colono, infatti, gli oligarchi avrebbero potuto tenere sotto controllo eventuali ribelli: nel recinto, la massa sarebbe stata più controllabile. All’assemblea, i congiurati proposero di abolire la protezione della democrazia: ovvero chiunque, durante l’assemblea, poteva dissentire dalla proposta di un collega accusandolo di illegalità, per salvaguardare la polis. Questa tecnica di salvaguardia della democrazia, era chiamata grafé paranomon: il cittadino che non era d’accordo con la proposta di un collega poiché gli sembrava anti costituzionale, poteva sospendere l’attuazione della proposta in accettata anche per un anno, chiunque, quindi, aveva il diritto di impedire l’attuazione di un procedimento che gli appariva come antidemocratico. Con l’abolizione di questa pratica è ovvio che i congiurati ebbero via libera per proporre l’oligarchia. Indi nessuna magistratura sarebbe più stata esercitata “nel modo di prima” né remunerata, infine si sarebbero dovuti scegliere “cinque presidenti i quali avrebbero scelto altre cento persone [quindi 105] e ciascuno dei cento avrebbe scelto altri tre oltre a se stesso [quindi 400]. Questi Quattrocento, riunitisi nel bouleterion, avrebbero governato nel modo migliore secondo il loro giudizio , con pieni poteri, e avrebbero radunato i Cinquemila, supporto “allargato” dei Quattrocento quando a loro fosse piaciuto.”
Ecco, era stato attuato per vie solo apparentemente legali, il Colpo di Stato Ateniese.
(continua)
Chantal Fantuzzi
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