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La percezione delle opere d’arte per quasi principianti

di Cristina T. Chiochia

L’Italia viene spesso definita un museo a cielo aperto. Tanto che in questi giorni non si placa la polemica della (im)”possibile” ruota panoramica nel parcheggio di un centro commerciale, sui resti della splendida Pompei. E’ quindi sempre più importante la percezione delle opere d’arte.

Se si analizzano i numeri dei visitatori in Italia, i numeri di quelli che si recano a mostre e musei sono diventati molto alti. Tanto che anche i prezzi dei biglietti ed il numero degli addetti ai lavori è sempre più alto e professionale. Ma come fare per rendere il mondo dell’arte appetibile ai non addetti ai lavori?

L’offerta insomma, tutta italiana , di quello che è un “lavoro culturale”, comincia a fare la differenza, anche se non sfiora ancora i grandi numeri che meriterebbe. Ma i fruitori? Che sanno poco o nulla di ciò che vedono?

Ma dall’altra parte, poi, quella degli addetti ai lavori? Cosa resta di tutta questa fiumana di gente che sosta davanti a quadri e siti archeologici priva spesso di conoscenze di base storia dell’arte?

Per far fronte a questa domanda, esce in questi giorni un libro sulla storia dell’arte, puntuale e per nulla asettico, dove il punto di vista dello “storico dell’arte” lascia spazio anche a quella visione a 360 gradi di appassionato.

Senza l’intento di banalizzare nè la professione, ne la professionalità, il bel libro di “Storia dell’arte per quasi principianti” di Valter Curzi, pubblicato dalla casa editrice Skira, offre una panoramica di questo tema, tutto italiano non solo per rendere accessibile al pubblico una disciplina per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo, ma anche per sottolinearne l’urgenza e chissà, forse la responsabilità,per renderla accessibile non a pochi, ma a molti, se non a tutti per una vera “economia della felicità”.

Un buon storico dell’arte insomma “deve sempre domandarsi quanto la percezione di un’opera possa cambiare nel tempo in base al contesto culturale e storico in cui viene studiata”. Molte cosi, sono le vicende che Curzi ricostruisce nel libro dove offre esempi proprio di questo come ne “la derelitta” e che spesso vengono commentate anche su gruppi e siti online. Una tavoletta attibuita a Sandro Botticelli per esempio,datata oltre duecento anni fa e che, “comunicava la vita”. E che l’autore, appunto si domanda pero’ quale vita poi, comunicasse davvero. Quella ottocentesca alla “Anna Karenina”, del periodo del ritrovamento, oppure quella del secolo in cui era stato dipinto? Fino al colpo di scena di metà del secolo scorso, dove la scoperta di altri pannelli identificarono quella “derelitta” addirittura in un uomo della storia biblica di Ester. Storie e storia della storia dell’arte. Lo storico dell’arte come responsabile dell’arte che esprime il suo tempo, dunque.

In una Italia dove il mondo dell’arte procede per “sottrazione” e non per addizione a quel bellissimo patrimonio di cui è ricca, il libro di Curzi offre uno spaccato, tra antico e moderno, senza tralasciare il contemporaneo di una professione che fa innamorare ancora oggi, almeno in Italia. E dove il tempo è una variabile inesorabile.

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