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I problemi della scuola? Risolti in un click – di Amalia Mirante

Riceviamo e con piacere pubblichiamo. Il tema centrale dell’articolo è assolutamente tradizionale per la Sinistra, e lo è da decenni (prendere alla lettera pf). Un tema che definiremmo sindacale.

Amalia Mirante è la nostra candidata socialista preferita, ma ci sentiamo in dovere di avvertirla. Si tratta di un discorso che ha pochissima presa sul pubblico (forse a causa di antichi pregiudizi).

* * *

La scuola è tornata ad essere oggetto della contesa elettorale. I politici da mesi vanno dicendo che bisogna cambiare metodo e ascoltare chi la scuola la fa e la vive. Bene, finalmente! Peccato che poi il Parlamento approvi un credito di oltre 47 milioni per “l’informatizzazione delle scuole cantonali”: dalla settimana scorsa accesso alla rete, PC e beamer interattivi sono definiti un “investimento per garantire un insegnamento di qualità in tutte le scuole cantonali”. Davvero?

Non ho nulla contro questo tipo di spese ma mi chiedo: quando mai i docenti delle scuole medie, delle professionali o e delle medie superiori hanno detto che le priorità da risolvere sono la rete Wi-Fi e i tablet?

Dal mio osservatorio, le cose appaiono molto diverse. Per poter garantire “un insegnamento di qualità in tutte le scuole cantonali” i docenti necessitano di una cosa molto più importante: il tempo. Tempo da dedicare agli allievi e alle allieve. Qui sì che basta poco per dare risposta. Basterebbe la volontà politica di ridurre il numero di allievi per classe perché meno alunni totali significa più tempo a disposizione per ogni singolo allievo. Oltre a ciò, eliminare tutta la burocrazia che sta trasformando i docenti e le docenti in funzionari con la scusa di avere informazioni quantitative attendibili.

Il tempo è ancora più necessario per i ragazzi e le ragazze che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Qui la nostra scuola è in arretrato di decenni. Il Cantone si è dotato di un complesso iter burocratico per certificare che i ragazzi siano effettivamente dislessici, disortografici o discalculi; ma poi? Poi i ragazzi e le loro famiglie sono lasciati soli a loro stessi. E non per cattiva volontà dei docenti. Ancora una volta per mancanza di tempo. Ci vuole tempo per formarsi e per imparare a insegnare a questi ragazzi speciali. Ci vuole tempo per creare programmi mirati e impostare una didattica differenziata. Ci vuole tempo per seguire tutti i nostri bambini. E i bambini con DSA sono sempre di più.

La riduzione degli allievi per classe a tutti i livelli, la formazione dei docenti per rispondere alle problematiche di apprendimento dei nostri figli, la presenza rafforzata di figure di sostegno per le nostre nipoti si riassumono in un’unica grande necessità: tempo per i docenti, tempo per i ragazzi.

Senza sottilizzare troppo tra spese di investimento e gestione corrente, prendo atto di una chiara indicazione dell’attuale classe politica. Qualche anno fa il Parlamento ha rifiutato di investire 13 milioni di franchi per 6 anni per ridurre il numero di allievi alle scuole elementari e alle scuole medie. Oggi il Parlamento approva la spesa di 47 milioni per tirare cavi e comperare tablet. A questo punto ci rimane solo da sperare che, se non altro, almeno gli appalti dei lavori vadano ad aziende locali.

Amalia Mirante, docente, economista e ricercatrice, Candidata al Consiglio di Stato PS

Relatore

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