Pubblichiamo questo interessante contributo dovuto alla penna di un giovane studente universitario. Ticinolive, che ha partecipato a suo tempo alla conferenza stampa indetta dal Municipio, guarda con favore al progetto presentato dall’Esecutivo, che giudica utile allo sviluppo culturale e sociale della Città.
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La questione dell’ex Macello di Lugano fa parlare da anni e Municipio e occupanti non sembrano per il momento aver trovato una soluzione.
Erano gli anni ’80 quando in Ticino si rafforzarono i movimenti che domandavano la creazioni di centri autogestiti, delle realtà che si erano già affermate in altre parti della Svizzera. Nel 1996 il gruppo Realtà Autogestita durante un’importante manifestazione occupò e si instaurò nella sede degli ex Molini Bernasconi a Viganello. Dopo un solo anno di autogestione un incendio di probabile origine dolosa venne appiccato allo stabile e su decisione del Cantone ai cosiddetti Molinari (nome dovuto alla precedente occupazione del Molino Bernasconi) venne assegnato l’ex ristorante Al Maglio a Canobbio.
Il vicesindaco Bertini parla di “restituire il Macello ai Luganesi”, ma le centinaia di persone che vi si recano ogni weekend da dove vengono?
Spuntano dai tombini o volano da Marte? No Michele, quelle persone sono i giovani di Lugano, che di giorno lavorano o studiano e di sera si recano al Macello sapendo di non dovere pagare 25 fr. di entrata, laccarsi i capelli e sfilare in mezzo ad addetti alla sicurezza dall’aria violenta. Al Macello vanno quelli a cui piace ascoltare dal vivo giovani band locali che cercano un palco sul quale potersi esibire per la prima volta, proponendo reggae, rock, rap, elettronica e altro ancora.
Il Municipio parla di alloggi per turisti, ma non abbiamo gli alberghi mezzi vuoti? Parla anche di attività culturali, ma i 200 milioni che abbiamo appena speso per il LAC non sono già abbastanza?
Se mi concentro, chiudo gli occhi e provo ad immaginarmi il progetto una volta ultimato, con il suo caffè letterario, il punto di ristorazione, l’area coworking e quella costudying, l’immagine che si materializza nella mia mente non ha niente di particolarmente interessante: di caffè ne abbiamo già, di punti di ristorazione e centri culturali pure. Ciò che vedo è un altro insieme di edifici bellocci, tirati a lucido, con qualche sporadico turista ed alcuni clienti con l’aria seria che chiacchierano sottovoce sorseggiando un caffè. Ciò che non vedo più, invece, è il fermento, il movimento, i colori dei graffiti ed i concerti che fanno dell’attuale spazio autogestito un caso quasi unico a Lugano: un luogo di espressione fuori dagli schemi, originale e, soprattutto, uno spazio vivo. C’è chi lamenta che Lugano è una città morta, noiosa, che gli studenti ed i giovani professionisti lasciano per stabilirsi oltralpe. Io credo di poter parlare a nome di tutte queste persone quando dico che ciò di cui la nostra città ha bisogno non sono altri centri culturali o caffè dall’aria intellettuale con il cappuccino a 5 franchi, ma ritrovi giovani, vivi, vibranti, proprio come il centro autogestito che si vuole sgomberare. Ora mi rivolgo al Municipio: se siete determinati ad andare a fondo con la riqualificazione, almeno preoccupatevi di trovare un’alternativa valida per il Molino, perché il centro con le sue pareti colorate e l’aria trasandata paradossalmente è ossigeno per questa città, molto di più di quanto non lo sarà il nuovo lucente centro “per i Luganesi”.
Leandro de Angelis
(fonte: il portale www.Tink.ch)
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