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Quel due-due-uno che affascina il PLR – A Gianni Righinetti il pensiero del giorno

(dal CdT)  Ma oggi al PLR si apre un’altra via, quella che li porterebbe dritti ad insidiare il seggio del Partito socialista. D’altronde appare logico e naturale: se punti ad un obiettivo e per raggiungerlo ti trovi davanti un muretto e un murone, opti per la via sulla carta più facile, per abbattere chi è più fragile. D’altronde il partito di Bixio Caprara il giorno del no popolare al progetto di Bertoli «La scuola che verrà» non aveva esitato un istante a scendere dal carro degli sconfitti, travasando con poco stile ma molta strategia le colpe sulla sinistra e sulle spalle dello stesso direttore del DECS, quel dipartimento storicamente nelle mani del PLR la cui perdita, è stato ammesso ora, a anni di distanza, non è mai stata digerita.

Gianni Righinetti

* * *

  • “Caprara non ha esitato un istante ed è sceso dal carro”. Righinetti dice bene ma non dice tutto. Il massimo danno d’immagine lo ha avuto il PLR, non già i socialisti. Bertoli ha fatto il suo mestiere.
  • Sordo agli appelli pressanti e autorevoli del professor Gerardo Rigozzi il partito ha preso un abbaglio enorme, spingendo l’intero gruppo parlamentare (meno un kamikaze) a votare Sì alla Scuola che verrà.
  • Qualcuno mi dirà (ed è un po’ vero): “Ma questo è il senno di poi!”. Già. Il referendum era stato minacciato ma forse Caprara ha pensato “non lo faranno”. Mal gliene incolse. Abile e accorto il nuovo presidente? Indubbiamente sì… ma in altre occasioni! Il voto illuminante del 23 settembre mostra come un piccolo gruppo deciso, i “Four cats” – non sarebbe però realistico pensarlo del tutto sprovvisto di mezzi – possa ottenere un risultato importante e battere la partitocrazia blindata.
  • Il recupero del seggio PLR a mio avviso, pur difficile, rimane possibile. Ma la chance più probabile (che non quantifico numericamente in un % – risiede nel DUE-DUE-UNO. Sarebbe in fondo il segnale di un reale cambiamento.
  • Chissà se abbiamo buona memoria. Nel 1987 – al termine di una campagna elettorale elettrizzata da feroci polemiche – il PPD perse un seggio, fu confermato Bervini, entrò Martinelli. Nel 1991, grazie all’Hagenbach-Bischoff, lo recuperò. Nel 1995 lo riperse definitivamente  ed entrò la Lega, che ormai aveva i numeri. Il voto “esterno” fece vincere Borradori su Maspoli. Nel 1999 e nel 2003 niente. Nel 2007 cade, distrutta da una violentissima campagna, la leader liberale Marina Masoni, consigliera di Stato per 3 legislature. Nel 2011 il PLR perde un seggio, la Lega raddoppia. Nel 2015 niente.
  • Qualcuno inevitabilmente dirä: “Il PS ha parecchi buoni amici nel PLR. Non gli faranno uno sfregio del genere”. Un bravo filosofo dovrebbe cimentarsi in un trattato “Dell’amicizia in politica”.
Relatore

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