Il mio collega me la indica. “E’ quella laggiù, con i pantaloni viola che cammina veloce.” Ha un cappello di paglia più grande di lei. Sembra una bambina. I capelli biondi le svolazzano da sotto le falde del cappello, grandi occhiali da sole le coprono il volto stanco.

Sale sulla macchina svelta, poiché, mi dicono, odia farsi fotografare.

La macchina non parte subito e lei, dal sedile posteriore, guarda fuori attraverso il vetro affumicato. E guarda noi, comuni mortali. Come lei, d’altra parte, che è diventata famosa a 14 anni e lo è rimasta per 30 anni.

Questa sera è attesa in Piazza Grande. E la curiosità, da parte di noi della stampa e anche da parte del pubblico, è quella di vedere se questo scricciolo affascinante doni un po’ di se’ almeno dal red carpet, al pubblico che l’applaudirà.

E rimane immutato il mistero per cui certi personaggi debbano essere così restii ad accontentare il pubblico, che si commuoverebbe per un loro sorriso, mentre altri, come Mathieu Kassovitz, Patty Smith, Lucia Mascino, John Carrol Lynch, siano ancora così umani. Pocihè non sempre lo spettacolo trasforma gli uomini, ma spesso il successo li travolge. O, forse, snob alcuni li sono sempre stati.