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Sparring FILM | Matthieu Kassovitz : “Sul Ring lo scopo non è vincere o perdere, ma combattere”

Kassovitz, protagonista di Sparring, si racconta “sono filosofo di me stesso”

La boxe è sempre una metafora per esprimere una difficile condizione sociale dalla quale si vuole uscire. Il mio combattimento sul ring non è mai stato personale.” Inizia così Mathieu Kassovitz a scandagliare con profondità e saggezza il significato del suo film, Sparring. “lo scopo non è vincere o perdere. Ma combattere” dice, dimostrandosi oltre che attore e sportivo, assai filosofo.

 

Parla della magia del film, dell’interpretazione, dell’essenza della finzione. Della gratificazione che l’attore riceve quando il pubblico crede nel dramma che questi porta in scena. “E’ tutta magia. Ma la magia cos’è?” una domanda attira un’altra domanda, nell’eterna ricerca della verità… mi ricorda Socrate. Quando gli chiedo a quale filosofo s’ispira mi risponde “a me stesso. Sono kassovitziano.” E noi, giornalisti e cameraman, scoppiamo a ridere.
lei dunque è anche filosofo, oltre che attore e sportivo? (Insisto. N.D.R.)
“Si: sono filosofo, matematico, scienziato, sono un genio!”
S’ispira a Socrate, ponendo una domanda nella domanda?
“Nessuno conoscerebbe Socrate, senza prima conoscere se stesso. Non ho studiato

Sparring 2017

la filosofia, ma condivido la sua affermazione di essere filosofo.”
Sul ring si ha un allenatore, chi è stato il suo coach nella vita?
“i miei genitori. Arrivati negli anni ’60 a Parigi hanno fatto sì che fossi coinvolto nella fervida e creativa realtà di cineasti, pittori, artisti della capitale.”
Lei è figlio di un attore, è per questo che è divenuto attore?
“Senz’altro mi ha avvicinato al mondo del cinema, tuttavia mio padre non era u attore famoso, erano altri tempi. Ciò non significa che se fossi stato figlio di un panettiere avrei fatto il panettiere. Ognuno ha una vita propria.”
La sua carriera come è iniziata?
“ho avuto la fortuna di lavorare prima dell’avvento del digitale, e questo mi ha molto motivato. Ho sempre vissuto sulla linea della dicotomia tra attore e vita reale.”
Cosa pensa del digitale?
“il digitale toglie l’originale. Oggi impedisce di vivere un film. Un film va vissuto, compreso. Se Kubrik avesse lavorato all’epoca del digitale tutta la meraviglia da parte del pubblico sarebbe scomparsa. Allo stesso modo, se Michelangelo avesse avuto gli aiuti odierni oggi non avremmo la di lui meraviglia”.
Qual è il compito dell’attore?
“giocare con gli spettatori, provocarli, divertirli.”
E qual è il compito dello spettatore, invece?
“comprendere i film, guardare al di là dell’attore e comprendere il personaggio che impersona. Conosco gente che sa tutto di Robert de Niro, nulla di se stesso.”
Segue una particolare filosofia, in relazione al cinema?
“Sono kassovitziano.” (ride. N.D.R.)

 

Intervista di Chantal Fantuzzi. Esclusiva di Ticinolive.

(Alcune) famose interpretazioni dei molti successi di Kassovitz

Il favoloso mondo di Amelie 2001
Le Haine 1995
War and Peace 2016
Relatore

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