L’amore per le donne, la guerra per gli uomini… Ma chi l’ha mai detto?!?

Lucia Mascino interpreta Claudia una donna giovane, affermata, colta e di bell’aspetto. Eppure la perfezione non esiste, ed infatti è impetuosa, possessiva, irascibile. Potrebbe amarla così, il suo partner Flavio, suo collega di lavoro, che l’ha incontrata litigando (davanti a tutti gli studenti) sulla questione dell’amore per le donne e della guerra per gli uomini, (spassosa la scena della pubblica discussione nella quale nell’austero ambito accademico volano candidamente parolacce da parte di Claudia), e invece no. Flavio la lascia, lei ne soffre e lo insegue per anni. Senza mai rassegnarsi.

Entrambi sono professori universitari associati, entrambi carismatici e seduttori dei loro studenti. In tutti i sensi, con una differenza piccante. Ed è proprio questa “novità” a trasporre questa commedia agrodolce anni ’90, nel 2020: il gender soft lo fa da padrone.

Poiché quella che per tutto il primo tempo è un’innocente commedia per (quasi) tutta la famiglia, nel secondo tempo si colora di scene hot e non etero, in seguito a una magistrale lezione in stile videoclip che parla dell'”età reale della donna over 45″.

Dormire assieme per consolarsi di una perdita il cui dolore riemerge sempre, credere nel destino, ripercorrere invano tutti gli errori commessi che hanno portato alla rottura, bruciare (letteralmente) i legami con passato, con i ricordi. Ed ecco che due sono le alternative:  ricominciare o ricucire.

Thomas Trabacchi che si immedesima bene nell’uomo esasperato ma esasperante, racconta di essersi sentito, in un cast così al femminile, dove la donna la fa da padrone, “una minoranza etnica.” ma poi aggiunge “la ragione è femmina, il torto maschio. In questo la lingua italiana da ragione alla donna, che è migliore dell’uomo.” detto da uomo, fa esplodere il pubblico di Locarno in fragorose risate.

Lucia Mascino è maestra nell’interpretazione intensa e spontanea di un personaggio forte e al contempo fragilissimo, la regista Francesca Comencini, che racconta di aver scelto la Mascino proprio per la sua spontaneità, dirige il film con una fluidità sorprendente, legando ogni scena con fili ineffabili, fondendo i ricordi con l’attualità, il passato (e scene nostalgiche anni ’50)  con il presente, i flashback con l’immaginazione. Poiché se l’amore è  dolore, l’escamotage per vincerlo è proprio immaginarlo.

CF