Esattamente 72 anni fa, il 30 aprile 1945, nel bunker di Berlino situato sotto la Cancelleria, alle ore 15.30 il Führer del popolo tedesco Adolf Hitler e la sua amante, da poche ore moglie, Eva Braun si diedero la morte. I loro corpi furono cosparsi di benzina e all’aperto, nel giardino, bruciati sotto il bombardamento incessante dell’artiglieria russa.
Ricordiamo quel giorno fatale “ripescando” nel nostro archivio un pezzo di sei anni fa.
Ad alimentare i sospetti l’assenza di una documentazione fotografica del cadavere di Hitler e della sua compagna Eva Braun (che sarebbe morta accanto a lui) e l’assenza di prove materiali concrete. Esistono invece le foto di Joseph Goebbels e della moglie, morti suicidi nel bunker con i loro sei figli.
Una foto però c’era ed aveva alimentato ancor di più le voci secondo le quali Hitler fosse ancora vivo: era quella del cadavere di Gustav Weler, un sosia del Führer ritrovato morto in una fossa nel bunker. In un primo tempo l’immagine era stata presentata come quella di Hitler ma rapidamente era stato dimostrato che si trattava di Weler.
Hitler aveva voluto far credere di essere morto facendo uccidere il suo sosia? Secondo la ricostruzione storica si era sparato in testa (Weler era morto per un colpo di pistola alla testa), mentre Eva Braun si era suicidata ingerendo una fiala di cianuro.
Testimoni che si trovavano nel bunker avevano raccontato che Hitler avesse dato disposizioni perché i loro cadaveri venissero bruciati e seppelliti nel bunker. I resti umani rinvenuti in una fossa a tre metri dalla porta d’entrata erano stati analizzati ed attribuiti a Hitler grazie soprattutto all’esame dei denti e alle testimonianze di queste persone. Frammenti del suo cranio, di cui uno con il foro di pistola e una mandibola erano stati portati a Mosca e chiusi negli archivi.
I reperti ossei erano ricomparsi all’inizio degli anni Novanta ed erano stati esaminati da esperti indipendenti, i quali avevano confermato che all’80% si trattava delle ossa di Hitler. Nel 2009, l’archeologo ed antropologo statunitense Nick Bellantoni era riuscito ad esaminare i frammenti di cranio e la mandibola e anche grazie a test del DNA era giunto alla conclusione che si trattava invece dei resti di una donna, deceduta all’età di circa 40 anni e non di un uomo di 56 anni, l’età di Hitler nel 1945.
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