Prima del referendum del 4 dicembre, decisivo per il premier italiano Matteo Renzi, che deve far passare il Parlamento da due Camere a una sola, diversi banchieri citati dal The Financial Times ritengono che una vittoria del No decreterebbe la fine per otto banche del paese.

Questi banchieri ritengono che se il responso delle urne sarà il No che sta largamente dominando nei sondaggi, i mercati finanziari entreranno in una fase di problemi e turbolenze. Tra le otto banche a rischio di fallimento, c’è anche l’istituto bancario più antico al mondo, il Monte dei Paschi di Siena.

Se nel caso di un No il premier Renzi dovesse dare le dimissioni, come ha detto che farà, l’Italia entrerebbe in una fase di incertezza, con le difficoltà per formare un governo di transizione e per trovare un nuovo primo ministro. Per i mercati, l’incertezza è sempre pessima e per la fragilità del sistema bancario italiano sarebbe molto dannosa.

Le banche italiane necessitano un aumento di capitale, che un No al referendum potrebbe rimettere in questione. AAd esempio, il Monte dei Paschi, che necessita di essere ricapitalizzata per almeno 5 miliardi di euro e che detiene prestiti non recuperabili per 50 volte la sua capitalizzazione, a fine luglio aveva negoziato un piano di soccorso che implica anche la banca americana JP Morgan, la tedesca Deutsche Bank – anch’essa in difficoltà finanziarie – e la britannica HSBC.