4 settembre 2016 – 8 gennaio 2017 al LAC
Chi dice Signac, dice pointillisme (puntinismo), neo-‐impressionismo o divisionismo. Per contestualizzarla al meglio, questa corrente artistica si è sviluppata, a seguito dell’impressionismo, soprattutto in Francia e in Belgio a partire dal XIX secolo ed è alla base della susseguente nascita del fauvismo e del cubismo.
Il puntinismo in particolare che egli contribuì a sviluppare ha segnato la pittura del Novecento: la tecnica che scompone l’immagine in elementi base per ricostruirla sotto forma di schemi di punti (come un moderno digitalizzatore) cambia il modo stesso di vivere la pittura non solo nell’atto della creazione ma anche in quello della visione. La struttura quasi “raster-‐style” del dipinto fa affidamento sulla capacità del cervello di reinterpretare i singoli elementi come un unico insieme, ricostruendo un’immagine con una maggiore varietà cromatica di quando non sia possibile con una convenzionale paletta cromatica (principio su cui si basano le schede grafiche dei computers e delle consolles per videogiochi, oppure la stampa in quadricromia).
Iniziamo però dal principio per capire meglio la nascita del Neoimpressionismo…
A partire dal 1860, numerosi artisti impressionisti, fra i quali Manet e Sisley (sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e sviluppi espressivi), iniziarono ad ispirarsi alle ricerche scientifiche di Michel-‐Eugène Chevreul, direttore della mitica manifattura “des Gobelins” (la manifattura “des Gobelins” è uno storico laboratorio di tessitura di arazzi francese che si trova nel XIII arrondissement di Parigi, e si presta oggigiorno anche a mostre temporanee). Queste ricerche si basavano essenzialmente sull’osservazione dei pigmenti. Gli artisti iniziarono, dunque, ad integrare nei loro quadri delle pennellate di colore puro. Il lavoro così realizzato di basava sulla teoria del contrasto simultaneo: era l’occhio dello spettatore che mescolava in seguito le macchie di colore per crearne uno nuovo. Il pointillisme era nato!
Nel 1880 Seurat, volendo rinnovare quanto espresso con l’impressionismo, approfondì ancora di più la tematica ispirandosi anche alle ricerche di Charles Blanc (1813-‐1882) e di Ogden Nicholas Rood (1831-‐1902). Ne scaturì una pittura “scientifica” grazie alla giustapposizione dei colori primari divisi e organizzati in funzione del colore complementare. Ogni sfumatura era perciò organizzata attraverso una codifica di “toni di base” e il risultato consisteva nell’ottenimento visivo di pigmenti stabili, forti e brillanti. Le opere divisioniste sono, infatti, spesso caratterizzate da una grande luminosità e da una ricerca molto approfondita di armonia nella composizione sul supporto.
Anche Seurat e Signac, lavorarono per un certo periodo insieme (fino alla morte di Seurat) orientando la loro ricerca innovativa, comunque sempre legata agli impressionisti, cioè conservando il romanticismo, e riproponendolo in termini scientifici ponendo le basi per approfondire l’esigenza del rapporto tra scienza e arte.
Grande sperimentatore, Signac non si fossilizzò mai su di un’unica tecnica ma ne sperimentò diverse, imparando quanto poteva dai suoi contemporanei. Dal 1885, egli studiò con attenzione gli effetti cromatici della vibrazione luminosa in una serie di studi e di dipinti “en plein air”. Accanto ai quadri a olio realizzati durante i frequenti soggiorni in Francia, nei Paesi Bassi, in Turchia e in Italia, egli produsse anche numerosi acquerelli, freschi e spontanei, capaci di esaltare ulteriormente i riflessi della luce e dell’acqua. Solo alla fine degli anni ’90 passò ad uno stile più sciolto, meno fedele al puntinismo, in cui ricorreva anche a pennellate larghe e compatte e ad un colore più contrastato, più espressionista.
Ci si lascia affascinare da questa meravigliosa ricerca: abituati come siamo a vedere opere divisioniste di Signac, stavolta ci possiamo soffermare un po’ di più sui piccoli gioielli che sono rappresentati dagli schizzi preparatori. Questi studi possiedono una freschezza ed un movimento del tratto incredibilmente vivace che, in alcuni casi, si potrebbe perfino dire “perso” nelle tele puntiniste, quasi troppo perfette nella loro rappresentazione “scientifica”.
La mostra si sviluppa lungo un percorso completo e l’eccezionalità della collezione è legata anche alla diversità delle tecniche che abbraccia: la foga impressionista degli esordi si contrappone alle limpide policromie del divisionismo, il giapponismo audace degli acquerelli contrasta con la libertà dei fogli dipinti en plein air, mentre i grandi disegni preparatori a inchiostro di china diluito ci rivelano i segreti di composizioni serene, a lungo meditate in studio. Attraverso un percorso cronologico e tematico, la mostra rivela così le diverse sfumature di un uomo con la passione per il mare, per i paesaggi e per le barche, fino agli ultimi acquerelli della serie dei Porti di Francia, passando per gli anni delNeoimpressionismo, dallo splendore di Saint-‐Tropez, alle immagini di Venezia, Rotterdam e Costantinopoli realizzate durante i suoi numerosi peripli. E rivela, soprattutto, più di ogni altra cosa, un pittore innamorato della luce e del colore.
Il LAC, infatti, intende portare avanti un intenso rapporto di sinergie con altri musei nazionali e internazionali. Si ricordi per esempio la recente e fortunata mostra in collaborazione con il Kunstmuseum di Berna dedicata alla ricerca artistica di Markus Raetz.
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GIORNI E ORARI DI APERTURA
• ma, me e do: 10:30 – 18:00
• gio, ve e sa: 10:30 – 20:00
• Chiuso lunedì
INGRESSO
• Intero: CHF 15.-‐
• Ridotto AVS/AI, over 65 anni, gruppi, studenti 17-‐25 anni: CHF 10.-‐
• Ingresso gratuito
CATALOGO: la mostra è accompagnata dalla pubblicazione Paul Signac. Riflessi sull’acqua edita da Skira, che presenta immagini delle opere esposte, testi critici di Marina Ferretti Bocquillon, curatrice della mostra e una prefazione firmata dalla curatrice insieme a Sylvie Wuhrmann, direttrice della Fondation de l’Hermitage di Losanna e da Marco Franciolli, direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana.
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