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Un’altra considerazione che potrebbe dispiacere ai “politicamente corretti”: l’eguaglianza della e nell’umanità è costituita dalla disuguaglianza degli individui. Anche se siamo tutti uguali nei diritti, rimane il fatto che siamo molto disuguali nei doveri e nella capacità di assunzione dei compiti.
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Kurt Schiltknecht, a suo tempo già membro del direttivo della BNS e attuale detentore di una rubrica economica sulla “Weltwoche”, mette a confronto la politica della QE (Quantitative Easing, stampa illimitata di moneta cartacea) con i problemi demografici di natalità. Tutti sanno che la faccenda del QE non può finir bene, e a dimostrarlo sta il Giappone, che il QE lo pratica da oramai più di 25 anni, e in modo rafforzato da 5 anni sotto forma di “Abenomics”, senza riuscire ad uscire dalle secche. Il Giappone è stato poi imitato dagli USA (Greenspan e Bernanke, e adesso ancora dalla gentile Signora Janet Yellen), da Draghi per l’UE (il predecessore Trichet, francese, aveva rifiutato di inoltrarsi su una strada di cui non si sa dove conduca) e da Hildebrand e poi Jordan per la BNS. Solo gli USA, per intrinseca potenza economica di nazione egemone, e la Svizzera, per non esser mai entrata nelle secche, possono considerarsi fuori da questi terreni insidiosi. Le basi teoriche della QE sono tanto incerte quanto vaghe. Si potrebbe, per fare un esempio, teorizzare che il calo demografico del vecchio continente sia da attribuire alla attuale diminuzione del numero delle cicogne migranti dall’Europa all’Africa, ma si faticherebbe a costruire la tesi che ne spiega le cause. E`una tendenza, quella di giustificare un effetto con cause più fantasiose che scientifiche, che vediamo anche quando si tratta di discutere gli effetti negativi del franco forte, trascurandone totalmente quelli positivi. Ribadire che il dollaro valeva agli inizi degli anni ’70 ben 4,30 FCH e che adesso ne vale solo 0,97 e che il settore industriale svizzero è sopravvissuto a cotanta sciagura non serve a niente. Il lamento continuo e stentoreo del mondo industriale domina la scena.
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Una notizia dal CdT tale da farti pensare, se non fosse che siamo già al 2 del mese, ad un classico pesce d’aprile. Una notizia, comunque, da lasciarti attonito, allibito, atterrito e meditabondo.
Ad un cittadino italiano 40enne viene definitivamente tolto, per decisione del Tribunale Federale, il permesso per confinanti per lavorare quale operaio (CdT dixit) nel nostro Cantone della Cuccagna e dei Gonzi. Un permesso accordato nel 2010 nonostante il fatto che il solerte operaio avesse una fedina penale di dubbia nitidezza, 9 condanne in Italia a più anni complessivi per furto, incendio, resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione, danneggiamento, detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti. Nell’intento di farci beneficiare delle sue alte prestazioni lavorative, costi quel che deve costare, il nostro inciampa in qualche ciottolo che gli impedisce un cammino rettilineo. Condannato dai nostri tribunali il 17.10.2013 (pena pecunaria sospesa condizionalmente, condannato quindi a una non condanna, una delle massime manifestazioni dell’infinita stupidità umana del nostro codice penale) e poi il 6.5.2014 per ricettazione per mestiere, ripetuta falsità, impiego di personale straniero senza permessi e guida senza patente, la Sezione della Popolazione (sempre secondo il CdT) del Dipartimento delle Istituzioni ne decreta l’espulsione, confermata poi dal Consiglio di Stato, dal Tribunale Cantonale e adesso da quello Federale. Le indagini espletate per la sentenza del Tribunale Federale hanno dimostrato che il galantuomo vittima del decreto di espulsione in realtà aveva sempre, durante tutti questi anni, abitato a Como.
Da tutto questo bailamme (dal turco bayram, niente a che fare con bazar) si deduce (e mi dispiace sinceramente per l’amico Norman Gobbi) che nella nostra burocrazia ci sono ancora nicchie di lassismo di stampo napoletanborbonico e che, grazie ad una legge assurdamente protettiva in favore di delinquenti qualificati ci sono avvocati d’ufficio che osano, per beneficiare dei lucrosi onorari garantiti dallo Stato, trascinare simili casi fino a Losanna. La pubblicazione di nome e cognome di questi avvocati, che tanto lustro danno alla professione del difensore, sarebbe auspicabile e a mio modesto parere anche doverosa.
Quanto siano costati al Canton Ticino questi processi (giudici, cancellieri di tribunale, segretarie, procuratori e avvocati difensori d’ufficio, per non contare il personale addetto alle pulizie) ad un cittadino italiano che in realtà non ha mai abitato nel nostro paese non lo so, ma credo che pensando che si tratta di un esborso a 6 cifre alte, se non a 7 cifre, non sono lontano dalla realtà.
Gianfranco Soldati
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