Nel cuore del borgo antico, su piazza Sant’Antonio, si erge Casa Rusca, costruzione del Settecento, restaurata e inaugurata nel 1987 come sede della Pinacoteca. Una casa borghese, con un elegante balcone, un cortile con tre livelli di logge e un giardino impreziosito dalle sculture di Arp e Max Bill.
All’interno potrebbero ammirarsi opere di Varlin, Sophie Taeuber, Hans Richter e Filippo Franzoni. Artisti locali e artisti esteri che però hanno avuto un legame forte con la città, tanto da farne privilegiata destinataria di importanti collezioni. La Pinacoteca possiede infatti, oltre le donazioni dei coniugi Arp, il lascito Nesto Jacometti con dipinti e incisioni di circa 150 artisti, la donazione Giovanni Bianconi con 493 silografie e 274 legni, tutta l’opera incisa su rame di Rudolf Mumprecht, i dipinti di Filippo Franzoni e la donazione Emilio Maria Beretta.
Casa Rusca allestisce importanti mostre di arte contemporanea, circa tre all’anno. L’ultima si è chiusa lo scorso 10 gennaio: Felice Filippini, un viaggio che ripercorreva tutta la carriera dell’artista ticinese, dagli anni Trenta agli anni Ottanta. È preciso intento della Pinacoteca valorizzare gli artisti che hanno illuminato il Ticino, e non solo, con la propria opera. La prima mostra, nel 1987, fu dedicata a Giovanni Serodine. Si intitolava “La pittura oltre Caravaggio” e attraversava la breve ma intensa carriera di un pittore, uno dei più talentuosi del Seicento, figlio di Ascona.
Dalla fondazione a oggi, quasi cento esposizioni hanno messo in luce il valore di Alexej Jawlenskij, Cuno Amiet, Max Bill, Jean Arp, Albert Müller, Remo Rossi, Hans Erni, per citare alcuni fra i più illustri del Ticino. Casa Rusca non manca di instaurare collaborazioni fertili, come quella con il Museo di Ascona che nel 2009 ha dato vita a “L’energia del luogo. Alla ricerca del Genius Loci (Arp, Benazzi, Bissier, Nicholson, Richter, Tobey, Valenti). Tra i grandi artisti che hanno affascinato i visitatori della Pinacoteca, anche il protagonista del Novecento Giorgio Morandi, Marino Marini che nel Ticino visse gli anni della Seconda guerra mondiale e che tanta tensione mise nella sua produzione di quel periodo, particolarmente drammatica. E poi Botero, nel 2011: una sessantina di opere del maestro colombiano delle forme rotonde. Casa Rusca si è trasformata in quell’occasione nello scenario fantastico dell’universo di Botero: circensi, donne nude, vescovi e matadores hanno animato le sale e il giardino della dimora settecentesca.
Casa Rusca riapre le porte il 13 marzo con la mostra “Rotella e il cinema”. Fino al 14 agosto si potrà ammirare l’opera dell’artista del décollage, a dieci anni dalla sua scomparsa. In collaborazione con il Mimmo Rotella Institute, la Fondazione Mimmo Rotella e la 69esima edizione del Festival del film di Locarno, l’esposizione seguirà il percorso dell’artista puntando sul suo stretto legame con la settima arte. Non solo décollage e mec-art, anche dei monitor grazie ai quali verranno proiettati spezzoni delle grandi pellicole da cui Rotella ha tratto ispirazione.
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