Il Consiglio federale cominciò la sua campagna per indurre il popolo al sì con un’affermazione (che si sarebbe subito rivelata lontana dalla realtà) nell’opuscolo pre-elettorale inviato a tutti i votanti con il materiale per il voto per corrispondenza: “Nei prossimi anni i costi di Schengen e Dublino saranno mediamente di 7,4 mio all’anno”. Dopo 2 anni avevano già superato la soglia dei 100 mio e adesso veleggiano da un paio d’anni sui 120 mio. Con in più alcuni mrd di franchi di versamenti di coesione una tantum per gli stati UE economicamente più deboli, quelli dell’Est in particolare. Un versamento richiesto da Bruxelles per permetterci di partecipare al trattato. La ministra degli Esteri Micheline Calmy-Rey promise che il trattato di Dublino ci avrebbe aiutati a diminuire il numero delle richieste d’asilo. Il ministro dell’Economia, Joseph Deiss, assicurò addirittura che i trattati di Dublino e Schengen avrebbero garantito il segreto bancario e che comportavano più vantaggi che inconvenienti.
Una dimostrazione, come ne abbiamo avute molte dal 6 dicembre 1992 in poi, della distanza che sta tra i piedi di troppi nostri politici di alto rango e la terraferma. Solo partito a combattere l’adesione ai trattati rimase l’UDC-SVP, che si guadagnò così anche l’anatema del vescovo ausiliario di Coira, Peter Henrici, che tuonò dal pulpito: “L’UDC-SVP è l’unico partito che un buon cristiano non può votare”.
Un’ulteriore dimostrazione del fatto che anche uomini e donne di alto livello per ragionare si servono spesso più della pancia che del cervello. O, detto in altro modo, dei loro pregiudizi.
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Ultimamente mi sono imbattuto in uno strano personaggio nord-americano, Paul Craig Roberts, 75 anni ben portati, economista al servizio di Reagan, poi a capo di una commissione di sorveglianza sull’operato della CIA, adesso alla testa di un “serbatoio di pensiero”, Institute for Political Economy. Una conferma più assoluta delle mie prese di posizione contro i governi USA di questi ultimi decenni non potrei immaginarla e neppure desiderarla, sia per gli argomenti irrefutabili, perché sotto gli occhi di tutti (le varie guerre con milioni di vittime civili e inenarrabili devastazioni di intere nazioni), sia per i toni, al cui confronto i miei sono da chierichetto.
I crimini verso l’umanità suscitano indignazione e orrore, quando li si descrive o contrasta è naturale che i toni si alzino. La pretesa degli USA di imporre e mantenere una propria egemonia, ricorrendo alla violenza ogni volta che sembra necessario, su un intero pianeta e sui suoi più di 7 miliardi di abitanti è un progetto politico folle. Un progetto politico reso possibile in primo luogo dal fatto, e qui è Paul Craig Roberts che parla, non il sottoscritto, che il popolo americano è ignorante e disinformato. Un popolo che è anche tendenzialmente violento, e questa è una mia opinione che condivido perfettamente con me stesso, come dimostrano i troppo frequenti assassini in serie di persone assolutamente innocenti.
Gianfranco Soldati
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Caro Gianfranco, le tue sono parole d'oro, sottoscrivo senza riserfve. Non sono solito commentare, ma val pure la pena far eccezzione. Un caro saluto
Angelo Parola
Dimenticato: un'ulteriore prova della violenza congenita nel popolo statunitense è il numero orrendo di vittime della polizia, con poliziotti che non solo sparano, ma uccidono, e praticamente sempre vengono assolti dai tribunali.
Un grazie al Signor Parola, che non ho il piacere di conoscere.
Leggo sempre i suoi commenti sia di politica interna che estera e mi trovo in più punti consenziente con il suo pensiero e seppure mi ritengo di sinistra (che oggi non vuol dire più nulla visto la tendenza che ha preso) apprezzo molto il suo impegno. Complimenti e continui a pubblicare le sue illuminanti riflessioni che danno vigore alla pochezza intellettuale che gira. Grazie!