Come si chiama? Marcello Foa. Frammento tratto dal “Giornale” (segnalato da Claudio Poretti)
E’ la continua erosione della sovranità di un Paese che non ha più la facoltà di essere padrone del proprio destino ed è costretto a subire il continuo depauperamento del proprio sistema economico e sociale.
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Accidenti accidentaccio. Sembra proprio una grande articolo di un grande giornalista. Sembra. Perché poi diciamocelo: la Le Pen non ha fatto un giorno di governo.
Saranno bravi i lepeniani a manifestare una diagnosi popolare, ma poi nessuno ancora è in grado di dirci cosa faranno quando saranno al potere. Mi basta questo per essere cautamente… scettico.
Certo il “nemico” dei «bleumarine» narra il migliore dei mondi con l'aspetto di un pianeta "liberale", declinato in molti sensi, (così tanti da perderne di vista il significato concreto) senza conflitti, senza identità nazionali e culturali, tutti cittadini di una repubblica planetaria integrati e/o integrabili. Un'imposura irenica che oggi, sappiamo, si scontra con una realtà invece fatta di pericolose fratture sociali e culturali il cui esito e tutto da verificare.
È anche vero che chi punta il dito contro questo inganno è bollato (senza distinzioni di sorta!) con termine (coniugato al dispregiativo) di populista. Bisogna pure anche (riba)dire che le principali vittime di questo disegno del "multiculturismo accademico" sono sparite da almeno alcuni decenni dalle cronache politiche dei media piegati al neomondialismo economicistico. Che sono la grande maggioranza. Le vittime. Inoltre sappiamo che l'affermazione di questo pensiero egemone è avvenuta senza mostrare i muscoli, senza visibili violenze, senza conflitti iniziali. Questo grazie a un lavoro discreto e metodico della politica "storica", dei media piegati all'uopo e dalle strategiche mosse economiche.
Così facendo ne risulta la totale invisibilità di alcune "scomode" verità popolari che ha dato spazio ai movimenti cosiddetti populisti, unici radar sensibili (mi vien da dire… per far cassa) ai sommovimenti antropologici tenuti discreti nella “narrazione formale”, per poi rivelarsi micidiali nelle conseguenze celate. Inoltre parrebbe che la figura di cittadino stanziale, sia da cancellare dal vocabolario civico, per consolidare invece un processo socio-demografico mondializzante che deve -per scelta ideologica… insindacabile- scorrere come inevitabile, naturale e positivo. In nome di un eterno nomadismo professionale, ovviamente foriero di una concreta revoca della comunità-stato.
Quindi il voler far emergere alla chetichella un “Popolo Mondo” con la speranza che un rafforzamento dei grandi organismi internazionali possa rappresentare la premessa a un governo planetario, che sia in grado di dare una sorta di regolamentazione accettabile. Ma con tutta ovvietà ne siamo oggettivamente lontani. Nella sostanziale pratica. Tuttavia…
… saranno bravi i lepeniani a manifestare una diagnosi popolare, ma poi nessuno ancora è in grado di dirci cosa faranno quando saranno al potere. Mi basta questo per essere sostanzialmente… scettico.