La decisione è stata presa durante il summit di domenica 25 ottobre. La situazione resta critica.
Il summit di domenica a Bruxelles si è concentrato sulle misure operative eccezionali e immediate nei Balcani e ha riunito i capi di Stato e di governo di Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Ungheria, Romania, Slovenia, Albania, Macedonia e Serbia.
Un incontro agitato. Sin dal loro arrivo, Viktor Orbán (Ungheria) e Aléxis Tsípras (Grecia) si sono lanciati parole pesanti. Il premier greco ha denunciato l’atteggiamento di chiusura di alcuni paesi europei, allorchè la Grecia viene criticata da diversi dirigenti, fra cui Orbán : rimproverano al governo di Atene non avere il controllo delle frontiere con la Turchia e di non mostrare abbastanza zelo nella registrazione dei richiedenti l’asilo.
Convocato dalla Commissione europea, il summit ha comunque permesso una discussione comune. Il suo obiettivo, come ha ricordato Angela Merkel, era trovare una risposta coordinata alla crisi dei rifugiati. Sono state annunciate misure : la creazione di 100 000 posti di accoglienza, tra cui la metà in Grecia e il resto nei Balcani. 400 poliziotti di paesi europei saranno mandati in Slovenia, paese sommerso dai rifugiati, per aiutare il controllo delle frontiere. Frontex, l’agenzia europea di sorveglianza delle frontiere, si attiverà lungo la frontiera tra Grecia, Macedonia e Albania per controlli e identificazioni.
Il summit si è tenuto in un momento di forti tensioni, segnato dalla chiusura di posti di frontiera, con il blocco dei rifugiati in zone tampone. Ostacoli parzialmente tolti in questi giorni, con le autorità che cercano di organizzare un corridoio informale verso la Germania, che però inasprisce la sua politica di accoglienza e intende rallentare i flussi. La situazione dei rifugiati è catastrofica. La ONG Human Rights Watch teme che nei Balcani muoiano dei rifugiati. Gruppi di centinaia di persone bloccate ai posti di frontiera si ritrovano in condizioni molto difficili.
Dalla metà di settembre, 250 000 persone hanno attraversato i Balcani. In una settimana, la Slovenia è stata invasa da 60 000 rifugiati. 15 000 persone sono transitate nel paese nella sola giornata di domenica.
Per molti Stati dell’Unione europea è importante che i Balcani facciano la loro parte di fronte a questa emergenza, che accolgano e registrino un numero maggiore di rifugiati. Questi Stati temono che l’Austria o la Germania chiudano le frontiere, creando zone tampone. E’ soprattutto il timore del primo ministro bulgaro Boyko Borissov.
“Oggi diversi Stati del nord Europa vogliono che registriamo i migranti e che determiniamo il loro diritto allo statuto di rifugiato – spiega Marc Pierini, del think tank Carnegie Europe – La difficoltà sta nel fatto che le persone si spostano. Il timore dei paesi intermediari, fra cui i Balcani, è che queste persone siano registrate nel loro territorio e che debbano restare lì. Dunque i paesi del Balcani non vogliono accogliere i rifugiati e questi vogliono andare avanti.”
L’idea generale del summit di domenica è di rendere effettiva la registrazione dei richiedenti l’asilo al loro punto di entrata nell’Unione europea, con l’espulsione di chi non corrisponde ai criteri della Convenzione di Ginevra e la ripartizione degli altri.
“Nessuna registrazione, nessun diritto – ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, domenica sera. Inoltre gli Stati scoraggeranno il movimento dei rifugiati da frontiera a frontiera. La politica del lasciarli passare verso un altro paese è considerata inaccettabile.
(Fonte : liberation.fr)
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