La malinconia, quella del comico alla fine del successo, forse quella malinconia che è accanto ad ogni comico. Colori velati da una lacrima, tenui, pastello. Telefonate alla figlia piene di nostalgia e dispiacere, lasciate sulla messaggeria. Insomma una tristezza esteticamente disegnata. Ma basata su una visione molto personale del regista. Le sue metafore, i suoi originali momenti onirici. Non è facile riconoscere/riconoscerci e capire le emozioni che vuole trasmettere, i significati sono criptati in modo tutto suo, in un modo “originale” che non rimanda a fonti riconoscibili e comuni. Significati astratti, ognuno ci può leggere ciò che vuole. Infatti, alla conferenza stampa, confessa candidamente di non avere un regista di riferimento, una cultura filmica a cui ha attinto, una visione condivisa. Sono le SUE visioni delle SUE emozioni. Ognuno le capisca come meglio vuole.
Il protagonista vaga in un deserto californiano. Visita cimiteri di aerei, stutture di estrazione del petrolio e altre simili “amenità” che non lo aiutano certo a rimontare il morale. E nemmeno a noi spettatori, a parte una buffissima descrizione che un padre fa al proprio figlio di 10 anni che gli richiede come è la vagina dopo il coito: – come un tubetto di maionese schiacciato da un bulldozer…. – solo questa battuta e alcune di quelle dello spettacolo del comico riescono a farci sorridere. Insomma, l’estetica della depressione.
Ma nessun retrogusto di una bontà che ci fa ingolosire.
La compagnia tra uomini. Maschi che si interrogano sulla loro virilità, sul bambino che c’è in loro, sulla loro parte femminile.
La competizione maschia, i pettegolezzi nell’uomo, la comprensione e la complicità con la donna fuori e dentro di lui, le paure e le certezze. Sessualità, gioco, sensibilità, forza dei muscoli, intelligenza e stupidità della mente, la salute e le malattie dell’uomo, le certezze e i timori.
Tutto ciò con azioni, dialoghi, scene, parole, gesti quotidiani pennellati a colori densi sui maschi in crociera. Un ritratto sincero, auto-ironico e sapiente che scandaglia e demolisce pregiudizi e preconcetti sulla visione della metà al maschile.
Scambi di cazzotti e di ricette prelibate. Di forza fisica e di consigli di bellezza. Questioni sul membro e sulla capigliatura in disordine. Quotidiano vissuto lucidando argenti e passando l’aspirapolvere ma anche facendo esercizi fisici, pesca subaquea, esami medici e mostrando i muscoli. Un maschio talvolta al femminile, talvolta vero “macho”, talvolta bambino, talvolta spaventato, talvolta coraggioso, talvolta in mostra, talvolta intimo, talvolta buono, talvolta cattivo, talvolta nudo nell’anima, talvolta vestito nel corpo, talvolta nudo nel corpo, talvolta vestito nello spirito.
Sulla nave che va in crociera una mezza dozzina di amici uniti dalla passione della pesca subaquea. Tra loro un medico, padre di una figlia sposata con uno dei croceristi, divorziata precedentemente da un altro dei croceristi. Per la scena di gelosia tra maschi guidati dal pene-cervello.
La voglia quasi infantile di mettersi in gioco per una gara che designerà il maschio migliore. Quello con le doti muscolose e dominanti coniugate al meglio alle doti di sensibilità, curiosità, intelligenza e capacità di sottomissione. Insomma quello che conosce meglio se stesso nelle sue forze e nelle sue debolezze: il vero maschio ideale. Il vincitore che non infierisce sui perdenti. Anzi, li fa sentire tutti più uniti e uguali. Felici di essere maschi ma consapevoli di non essere per questo superiori o inferiori alle femmine.
Un film diverso, intrigante, divertente, appassionante che mostra l’uomo che ragiona sulla sua condizione maschile. Esilirante spesso, riflessivo e cognitivo sempre.
La tensione nella ricerca di identità in un mondo di maschi consapevoli del proprio ruolo complementare alla donna, tutti sulla stessa barca.
Desio Rivera
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