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Non sei rosso o (almeno) politicamente corretto? Bertoli ti nega il sussidio – di Gianfranco Soldati

soldatisoldatiIn un’intervista del 25.7.2015 al CdT Maurizio Canetta si è proclamato socialista, giustamente senza vergognarsene, “come non ci si deve vergognare di essere liberale, leghista, popolare democratico o cattolico”. Per i verdi si tratta quasi certamente di una dimenticanza, per l’UDC non posso escludere, conoscendo la bestiolina e la localizzazione del suo terreno di caccia, che si tratti di un’obliterazione voluta. Come dire che di essere UDC ci si potrebbe o dovrebbe anche vergognare?

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Ho sempre reputato il nostro ministro dell’educazione persona di notevole intelligenza, afflitta purtroppo da accentuato fanatismo ideologico, fanatismo che con il passare degli anni e la certezza della rielezione è trascolorato in faziosità e arroganza spocchiosa. La richiesta di rivotare dopo la decisione popolare del 9 febbraio 2014, l’assurda e irritante resistenza passiva nel dar seguito alla petizione per la reintroduzione dell’insegnamento della civica e il contenzioso con la Curia sull’insegnamento della storia delle religioni, inutilmente esasperato dal capo dicastero in un paese che, lo dico da agnostico convinto, affonda le sue radici anche nella religione cattolica, stanno a prova irrefragabile della consistenza di questa mia asserzione.

L’editore Armando Dadò poche settimane fa ha pubblicato un volumetto di uno storico, Pierre Streit, e di una ex consigliera nazionale liberale, Suzette Sandoz, “Lo spirito del Grütli”, con una bella prefazione di Fulvio Pelli. Che nessun editore ticinese riesca a stampare un testo senza le indispensabili sovvenzioni è cosa arcinota, dovuta alla pochezza del mercato interno e al feroce ostracismo dei colleghi-concorrenti italiani. Che il Dipartimento del Signor Bertoli accordi sovvenzioni (di poche migliaia di franchi) financo a qualsiasi Pinco Pallino, pur che sia in linea con la sua visione del mondo, è altrettanto noto.

A questo opuscolo, di cui consiglio a tutti la lettura, necessaria e istruttiva quant’altre mai, l’onorevole Emanuele ha negato un pur minimo obolo. Quasi che quelli che distribuisce fossero soldi suoi. Ma a ben guardare lo posso anche capire. La lettura di quel che scrive la Signora Sandoz deve avergli procurato insopportabili tenesmi. In medicina il tenesmo è uno spasmo doloroso degli sfinteri preposti all’evacuazione dei liquidi e delle materie solide.

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Profonda, questa riflessione di Romano Amerio, che tolgo da “Introduzione alla Valsolda” in seconda e tardiva lettura: “Gli uomini, secondo la gran legge della storicità, ossia della gradualità, non giungono d’un tratto a concepire l’applicazione universale di quei princìpi di giustizia, che pure sono riusciti a vedere; li applicano alla propria comunità particolare, non sanno estenderli alle altre e a tutte”. E ancora: “La giustizia è partecipazione, accomunamento e universalità del diritto, mentre il dispotismo politico ne è il contrario”. Sante parole, fa rabbia e pena il sapere che gli uomini del Pentagono non le leggeranno mai.

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La differenza tra un lavoro fatto bene o male? Il primo si fa una sola volta, l’altro due o più volte.

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Ho definito bella la prefazione di Fulvio Pelli a “Lo spirito del Grütli”, volumetto appena edito da Dadò. Lo storico, Pierre Streit, viene definito come “professionista tranquillo e competente”, che “permette di rileggere i drammatici avvenimenti militari e politici vissuti dal nostro Paese con uno sguardo semplice e sereno”. Un ritratto fotografico, più pertinente non si può.

Prosegue poi il prefatore: “Ma la Storia è accompagnata in questo libro da uno sguardo completamente diverso: lucido, vivo, quasi feroce. Quello di una “politica in pensione”, che riprende i fatti dell’estate 1940 per trarne criteri di interpretazione della politica tuttora validi”. Si tratta di Suzette Sandoz, già consigliera nazionale liberale, “donna appassionata che detesta la storia rivisitata e la censura totalitaria del politicamente corretto”. Una perifrasi che per me sta semplicemente a significare “donna intelligente che non ha paura a dire pane al pane e vino al vino”. E ancora, scrive Pelli; un’autrice che “lancia un vigoroso attacco alla politica della Svizzera di ieri e di oggi perdente nei confronti delle grandi potenze internazionali: una politica che puzza di rassegnazione molle e confortevole e che si esprime con il linguaggio ambiguo del cane bastonato”.

Qui Pelli è in errore. Parecchi consiglieri federali degli ultimi decenni non sono stati cani, ma solo conigli bastonati!

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La Svizzera attuale sovrabbonda di personaggi anche altolocati (fin sotto la cupola di Berna) disposti, in nome dei loro pregiudizi, delle loro ambizioni e delle loro utopie, a svendere la loro Patria per integrarla in una comunità che in realtà è un coacervo di stati e staterelli accomunati solo da debiti insopportabili, sostenuto e mantenuto in rianimazione da una burocrazia ipertrofica e boriosa in complicità con una banca centrale fraudolenta per non dir di peggio.

Sono personaggi immortali perché la loro madre è sempre incinta, pericolosissimi e innocui al contempo. Un loro degno rappresentante durante la seconda guerra mondiale fu il colonnello di SMG Gustav Däniker, che giudicò scandaloso il famoso discorso del Grütli del generale Guisan (25 luglio 1940). Si oppose alla politica perseguita da Rudolf Minger (alla testa del Dipartimento Militare per più di 20 anni) e dal generale Henry Guisan, proponendo anche un’integrazione volontaria della Svizzera nella “Nuova Europa” di Hitler, cosa che gli valse il licenziamento dall’esercito.

Al giorno d’oggi questi personaggi non vengono più licenziati e proseguono indisturbati e contenti la loro ragguardevole carriera.

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Penso che nessuno dei miei lettori ignori la scarsa stima che ho per i “bankster” di ispirazione e etica nordamericana. La Signora Sandoz esige dai capi degni del nome che assumano la responsabilità per gli errori dei loro subordinati. Citando il caso di due incidenti militari (omicidi colposi) di cui i comandanti implicati ma non colpevoli assunsero l’intera responsabilità, scrive testualmente: “Si è ben lontani dal meschino esempio di certi dirigenti bancari che osano pretendere di non aver saputo nulla dell’attività fiscalmente poco onesta dei loro subordinati. Veri vigliacchi, questi capi bancari preferiscono passare per incapaci totali – agli occhi degli Americani per esempio – piuttosto che assumersi le loro responsabilità”.

Gianfranco Soldati

 

Relatore

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  • Soldati continua, imperterrito, a pasticciare con le filosofie. Bertoli e Canetta quando parlano di socialismo non sanno cosa dicono né cosa significhi o possa essere. Sono solo dei buoni professionisti liberaldemocratici che hanno fatto carriera perché non hanno mai pestato i piedi, o dato fastidio (politicamente parlando), a nessuno. Cosa che fanno egregiamente tuttora. Due insomma che se sono lì lo devono alla piattezza congenita della classe politica cantonale. In altre parole, quando mancano i grandi avanzano le scartine.

  • Caro Lupo, non so chi tu sia, jmmagino un toscanaccio, ma so che sei un "integerrimo".
    A me, come a te, danno fastidio le mezze calzette "politicamente corrette", quelle che tu chiami scartine.
    I due personaggi, di cui parli e parliamo, a livello di microcosmo cantonticinese non sono mezze calzette. Occupano posti in cui sono in grado di fare danno.
    Cordialmente

  • Il sussidio è un furto legalizzato che consiste nel prendere i soldi dalla tasche di uno per infilarli nelle tasche di un altro. Dunque chi sussidia ruba.

  • "spostare il denaro da una tasca all’altra non è un furto, semmai un cambio di proprietà".
    Dal punto di vista della logica socialista la tua affermazione non fa una grinza :-)

    "È quello che oggi accade con la grande economia finanziaria e la sua allegra fuga, prima negli… inferni del low cost produttivi, e poi nei paradisi low tax compiacenti e solidali, anzi… felicemente succubi."
    I paradisi fiscali esistono perché esistono gli inferni fiscali.
    La soluzione sarebbe abolire il fisco, così ognuno rimarrebbe felicemente dov'è.

    • È sempre un piacere dialogare con Dicolamia. Lo dico senza secondi fini ruffiani. Potrei anche essere d’accordo nella misura in cui (come un tempo si diceva) si riesca a risolvere (almeno) il problema dei redditi forniti dalla schiavitù. Insomma: via la ricchezza “costruita” nei “gulag produttivi” e via il fisco… infernale. Fifty-fifty.
      Per delicatezza lascerei la prima mossa alle… vittime degli inferni fiscali.

      • La soluzione di ciascuno dei due problemi: redditi forniti dalla schiavitù e redditi impediti dal fisco, non è facile.

        Alla soluzione del primo si oppongono la complessità del sistema monetario (svalutazioni competitive) e la diversa struttura dei costi nei diversi paesi, nonché la connivenza con la classe politica al potere e anche (in alcuni casi) la sua manipolazione.
        Alla soluzione del secondo problema la convinzione, diffusa e insegnata già in tenera età, che il fisco sia qualcosa di "buono" oltre che di "inelutabbile", soprattutto se vogliamo costruire un mondo dove non ci sia più la necessità di essere buoni per aiutare chi è in difficoltà.

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