(commento) È un articolo senz’altro interessante, che non manca tuttavia di suscitare una certa perplessità. Viene da chiedersi: una società così sofferente, così debole, così in crisi come farà a cavarsela? L’ “imperativo economico” sembra quasi che sia una cosa diabolica, ma da dove vengono i mezzi per aiutare i più deboli?
La pressione del frontalierato e dell’immigrazione, la situazione del cambio franco-euro, i tagli allo stipendio, la crisi economica rendono il mercato del lavoro sempre più insostenibile. L’incoerenza della politica sul tema è estremamente preoccupante. Gli studi sulla situazione lavorativa dei ticinesi e del suo impatto sulla salute hanno da tempo fatto notare come 1 occupato su 6 ha paura di perdere l’attuale posto di lavoro, il 61% dichiara che in caso di perdita del lavoro troverebbe con difficoltà un’attività equivalente, il 22% si dichiara stressato, il 36% ha tensioni sul posto di lavoro. Come medico e politico sono sempre più preoccupato per come le condizioni di lavoro attuali possano portare ad un incremento dei livelli di stress, degli stati depressivi e dell’insonnia con conseguente consumo di farmaci psicotropi o automedicazione con alcolici e droghe. L’incertezza sul lavoro comporta un aumento di ipertensione, dislipidemia, obesità e consumo tabagico con conseguente aumento del rischio cardiovascolare. Le relazioni, la famiglia, la stima di sé, la sessualità vengono continuamente influenzate negativamente dall’ambiente lavorativo.
Oggi i dipendenti sono sempre più delle pedine in un gioco che mira unicamente ad ottimizzare il profitto. Le aziende a conduzione famigliare rappresentano fortunatamente ancora un modello virtuoso di sensibilità verso i propri dipendenti ma purtroppo vivono una profonda crisi. È ora che il Ticino decida quale tipo di azienda sostenere e in particolare che definisca un chiaro programma di tutela della salute dei lavoratori che vada ben oltre le prestazioni della SUVA.
Anche se credo che l’economia debba essere libera da vincoli imposti dallo Stato, oggi urge più che mai un programma di controllo della salute dei lavoratori che consideri anche il fattore umano e non solo quello economico.
Ricardo Pereira Mestre, medico e candidato PLR al Gran Consiglio
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