Presto attenzione a questo “scontro” perché giudico (come Bazzi) che esso abbia qualche rilevanza nella schermaglia elettorale in atto. Lo schema è tipico:
— Denti nella sua esternazione privilegia i temi politici e le persone rispetto al partito nel quale ha brevemente militato;
— Boneff lo accusa, in sostanza, di essere un approfittatore insincero (e non esita a usare la parola “inganno”).
Io? Io non c’entro. Non sto né con l’uno né con l’altro. Faccio il giornalista. Ed ero un professore di matematica.
Scrive Boneff:
“Il Dottor Denti strizza l’occhio al suo potenziale elettorato (i voti si contano, non si pesano – lo sa benissimo) con un annuncio sui quotidiani. Niente di nuovo, dice ciò che direbbe chiunque per farsi bello. Peccato che si dimentichi di aver preso per i fondelli i suoi colleghi di partito rinviando sine die la decisione se ricandidarsi per il Gran Consiglio adducendo motivi professionali (mentre già trattava con la Lega e con i Verdi per concedersi al miglior offerente).
L’inganno era rafforzato dall’accettazione del Dott. Denti della carica di membro dell’UP del PPD di Lugano, che gli permetteva di “spiare” le mosse del partito. La lettera di dimissioni al PPD di Lugano è stata recapitata come un fulmine a ciel sereno la sera prima dell’annuncio ufficiale lasciando tutti sbigottiti. Questi sono fatti oggettivi, dimostrabili. Poi ciascuno tragga le proprie considerazioni.”
Armando Boneff
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