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Andreï Gratchev : l’Europa è responsabile della Tchernobyl politica in Ucraina

Il ruolo dell’Unione europea nella crisi in Ucraina è sempre più ambiguo. Sulla rivista francese l’Humanité del 23 ottobre, il diplomatico e storico Andreï Gratchev fa un bilancio della diplomazia europea nel contesto ucraino.

“I dirigenti europei hanno fatto prova di poca esperienza – commenta Gratchev – Il bilancio è disastroso perchè non hanno saputo giocare d’anticipo.
Dal canto mio, preferisco sperare che questi burocrati abbiano svegliato un vulcano di rancori a causa della loro ignoranza.

Le proteste che erano scoppiate nel novembre 2013 contro il presidente Viktor Ianukovitch e un potere corrotto erano sfociate nella sua destituzione e in un accordo lo scorso 21 febbraio. L’accordo era firmato dall’insieme dei protagonisti della rivolta : rappresentanti dei manifestanti di Piazza Maidan, dirigenti dei diversi partiti politici del potere e dell’opposizione, ministri degli esteri europei e una delegazione russa.
L’accordo prevedeva la costituzione di un governo di unità nazionale, una riforma costituzionale (il passaggio a un regime parlamentare) e elezioni legislative.

Non rispettando questo accordo, volendo accelerare la presa di possesso del partito anti-russo, i diplomatici europei e americani hanno trascinato l’Ucraina in una crisi largamente prevedibile.
Per ottenere quale risultato? Dapprima messa da parte, la Russia è finalmente stata invitata a discutere della futura associazione con l’Ucraina, si terranno delle elezioni, nessuna delle misure derivanti dalla protesta è stata sviluppata.
Il popolo ucraino ha perso un anno, durante il quale ha assistito impotente a una guerra civile che ha fatto migliaiai di morti e ha fratturato il paese. I danni sono irreversibili e i dirigenti europei ne portano la pesante responsabilità.

L’Ucraina ha conosciuto solo di recente un periodo di indipendenza, con la caduta dell’Unione sovietica. Prima, di volta in volta era divisa fra imperi e ducati (austro-ungarico, Polonia, Russia). Questa diversità si esprime attraverso regioni ucraine segnate dalle loro rispettive eredità, che strattonano il paese verso la Polonia e la Chiesa cattolica e verso la Russia e la Chiesa ortodossa.
Questo magma culturale per uno Stato giovane si è trasformato in una situazione simile a quella della ex Jugoslavia. Lo scoppio di quella repubblica era stato incoraggiato dall’esterno e lo stesso scenario si ripete con l’Ucraina.

I partiti ucraini che oggi vengono definiti pro-europei, in realtà non lo sono, difendono un progetto nazionalista e anti-russo, approfittano della situazione per prendere la rivincita sul passato. Questi eventi sono una Tchrnobyl politica e l’Europa ne è pienamente responsabile.

L’ipocrisia europea sull’integrazione dell’Ucraina dura da anni. All’inizio del processo di adesione, il paese, che aveva bisogno di liquidità a causa di una situazione economica drammatica, si era visto proporre 650 milioni di euro da Bruxelles.
Al presidente Viktor Ianukovitch, la Russia proponeva aiuti per 7 miliardi di euro. Il bilancio è dunque disastroso. Le relazioni fra la Russia e l’Europa vanno verso la rottura e questa crisi ha dato forza al presidente russo Vladimir Putin sul piano interno. Con l’80% dei pareri a favore, nessuno potrà togliergli il potere per molti anni.”

Redazione

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