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“Addio, nave sfortunata nella tua stessa sfortuna!” – Pietro Ichino saluta la Concordia

Perché non riesco a giubilare
Dopo l’inglorioso naufragio le viene negata l’immortalità sottomarina



Dal blog del senatore Pietro Ichino www.pietroichino.it riprendiamo, con il consenso dell’Autore, queste originali e poetiche riflessioni in occasione del “viaggio finale” della Costa Concordia.


Vedova dell’equipaggio e dei passeggeri, ferita, sopraffatta dall’acqua che era stato suo vanto saper dominare in ogni frangente, la nave che abbia subito l’insulto del naufragio ha tuttavia solitamente la prospettiva di una seconda vita mai meno affascinante della prima, in un al di là che è in realtà un al di sotto, sul fondo del mare. Un breve tragitto verticale, lento e solenne, dopo una vita di movimento sempre rigorosamente orizzontale, un urto col fondale, attutito e assai meno dirompente di quello con gli scogli, una breve rotazione di assestamento, e la nave trasformata in relitto incomincia una nuova esistenza.

Misteriosa per noi che restiamo nell’al di sopra, silenziosa, ma ricca di eventi e di incontri con la fauna e la flora sottomarina; talvolta – ma solo per periodi fortunatamente brevi – anche con la fauna umana che riesce a immergersi fin lì, in quel caso solitamente priva della capacità distruttiva che la caratterizza nel suo ambiente ordinario: tutt’al più capace di asportare qualche proprio avere rimasto sul relitto, privo di alcun valore nel mondo degli abissi.

Per questo considero doppiamente sfortunata la Concordia: perché dopo la sventura di essere comandata dal capitano più inetto e ridicolo che potesse capitarle, il quale le ha inflitto la mortificazione di un inglorioso naufragio in mare domestico e oltretutto calmissimo – ma non per questo meno tragico per trentadue dei suoi passeggeri – e di un vergognoso abbandono, le viene negata l’immortalità di cui godono le sue sorelle naufragate, quella seconda vita nell’al di sotto, maestosa e serenissima, quel rivestirsi di meravigliosi festoni di alghe e di concrezioni marine, quel diventare tana per una infinità di pesci, crostacei, gasteropodi, molluschi, conchiglie e altre forme di vita, per un numero indeterminato di secoli.

Alla Concordia è stato negato quell’ultimo viaggio verticale; il suo ultimo viaggio ricorda piuttosto l’ultimo trasferimento del condannato a morte: incatenato, circondato dai suoi carcerieri che lo stringono da ogni parte. Destinazione: lo smembramento, l’annientamento. Capisco le esigenze ecologiche, capisco l’entusiasmo per il prodigio tecnico del raddrizzarsi del grande scafo e anche di questo suo ultimo trasferimento; ma non riesco proprio a partecipare al giubilo generale. Addio, nave sfortunata nella tua stessa sfortuna!

sen. Pietro Ichino

Relatore

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