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Processo contro la prima cellula svizzera di al Qaeda

Due fratelli, curdi iracheni, compariranno il 28 aprile di fronte al Tribunale penale federale. Sono sospettati di partecipazione a organizzazione criminale.

Il predicatore salafista Mullah Krekar è sospettato di essere alla guida del centro islamico di Basilea.

I due fratelli sono sospettati di aver sostenuto la rete di al Qaeda attraverso pagine web incitanti ad atti criminali. La sentenza è attesa per il 2 maggio, ha indicato il Tribunale penale federale.

Secondo l’atto d’accusa, i due uomini hanno lavorato sotto la direzione di Najmuddin Faraj Ahmad, alias Mullah Krekar, fondatore ed ex dirigente dell’organizzazione terroristica Ansar al Islam.
Quest’ultimo ha creato una nuova struttura di sostegno in seno a una corrente di al Qaeda, la quale sfrutta diverse piattaforme web per la diffusione a titolo propagandistico di appelli ad attacchi terroristici e di messaggi mirati. Le piattaforme ospitano anche una chat quale salone di riunioni virtuale e dei forum per simpatizzanti potenziali e attivi.

La prima tappa consisteva nell’attirare in questa organizzazione, attraverso siti internet, persone potenzialmente interessate e a incoraggiarle a partecipare attivamente sottoforma di iscrizioni e commenti. In una seconda tappa, queste persone erano esaminate dal Mullah Krekar e dai quadri della sua nuova organizzazione, di cui faceva parte uno dei due fratelli.

A chi veniva considerato idoneo era concesso l’accesso alla chat. Nella terza tappa i prescelti accedevano alla direzione dell’organizzazione e alle riunioni decisionali.

Ai due fratelli viene rimproverato di aver esercitato diverse funzioni in seno all’organizzazione di Krekar, di aver creato e finanziato un forum, diverse pagine internet e diverse chat. Avrebbero inoltre trasmesso messaggi fra il Mullah Krekar e i gruppi armati in Irak vicini a al Qaeda.

In Svizzera i due curdi avevano ottenuto asilo politico. Erano stati arrestati a Basilea nel 2008 e messi in detenzione provvisoria. Dopo un anno erano stati liberati ma ogni settimana devono presentarsi a un posto di polizia. Il loro permesso di soggiorno e i documenti di identità iracheni sono stati confiscati.

Oltre che di partecipazione a un’organizzazione criminale, i due fratelli devono rispondere di incitamento pubblico al crimine e alla violenza, di rappresentazione della violenza e di falso in titoli e altri delitti.

(Fonte : 20min.ch)

Redazione

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