Nuovo Ordine Mondiale (4° e ultimo articolo)
NOTA. Il “Gender Mainstreaming” fa in modo che le donne e gli uomini possano beneficiare in ugual misura dell’uguaglianza e che la disuguaglianza non si perpetui. L’obiettivo finale è quello di raggiungere la parità tra i sessi. (Wikipedia)
Ho parlato in 3 precedenti articoli di esseri superiori, collocabili a metà strada tra le divinità greche e i padreterni delle religioni monoteiste, che hanno capito di essere chiamati, anzi vocati, a dirigere il mondo e i (troppi) mammiferi dell’ordine “sapiens” che lo abitano. Allo scopo di realizzare questo grandioso e in fin dei conti generosissimo progetto di persone di eccelsa levatura che si mettono, gratuitamente, questo va da sé, a disposizione per decidere quel che dobbiamo pensare e fare, servono adeguate strategie e tattiche opportune.
La prima strategia è quella di sciogliere gli stati nazionali, finora parzialmente realizzata solo nell’UE, secondo la tecnica delle fette di salame preannunciata dal Jean Claude Juncker di cui ho detto nell’articolo precedente e ben sostenuta dal coperchio per tutte le pentole che risponde al nome di Angela Merkel. La seconda è quella di aver lasciato e anche fatto cadere gli stati “nazionali” in un oceano di debiti non più rimborsabili: un fallimento cronico e duraturo mascherato sotto una enorme montagna di carta straccia stampata da fantomatiche banche centrali a statuti opportunamente modificati. Una terza strategia è quella di permettere un’immigrazione insensata, economicamente, etnologicamente e ecologicamente insostenibile, non integrabile per la prima generazione e ancor meno per i “secondos”: è una strategia già in atto, che solo i ciechi e chi non vuole vedere non vedono.
Ma tutto questo non basta: con i mammiferi “sapientes” della nostra generazione, ventenni compresi, il grandioso, nobile e generosissimo progetto potrebbe anche incontrare dura opposizione. E allora, chi non lo intuisce, serve un “Uomo”, maschio e femmina, nuovo, anzi nuovo di zecca, esattamente come la moneta che si stampa adesso secondo bisogno. Ed ecco che è apparso o comparso, come per incanto, un concetto risolutivo: il Gender Mainstreaming. Il termine è difficilmente traducibile, ha preso origine dalla richiesta legittima e apparentemente ragionevole di parificare al limite del possibile uomo e donna. Dico apparentemente ragionevole perché la parificazione “assoluta” sarà possibile solo con il trapianto all’uomo di utero e mammelle, naturalmente non prelevati da una donna, ma creati in laboratorio, forse a partire da cellule staminali.
Comunque sia, il “genderismo” è un concetto che si è sviluppato a poco a poco, a partire da femministe arrabbiate negli Stati Uniti, anni ’70, in particolare da parte di Marilyn Ferguson, scomparsa nel 2008, e della folta schiera di intellettuali che la circondavano e osannavano (dove c’è da far danni gli intellettuali non mancano mai): richiesta era la parità assoluta dei sessi, fino al 50% obbligatorio di presenza di donne (le cosiddette quote rosa) nei consessi del potere economico o politico, direzioni e consigli di amministrazione, parlamenti e governi.
Per tappe successive, sempre lavorando nell’ombra, si giunse, nel 1995, al quarto congresso mondiale delle donne a Pechino, congresso che decise e mise in atto l’avvio dei procedimenti di creazione dell’Uomo nuovo di nuova cultura: la vecchia concezione che distingueva l’Uomo dalla Donna (e, si badi bene, la natura prevede le differenze di sesso non solo nei mammiferi, dove noi rappresentiamo il massimo di intelligenza ma purtroppo anche di idiozia, ma anche in tutte le creature multicellulari esistenti, vegetali compresi) doveva scomparire a favore del concetto fondamentale di esseri parificati, etero-, omo- e transsessuali a propria libera scelta. Da lì la necessità di sottrarre i figli alle famiglia per affidarli subito allo Stato che in appositi asili nido li istruirà adeguatamente sulle vie di sviluppo sessuale da intraprendere, dopo averne preso conoscenza pratica approfondita.
All’età di 4 anni circa, il nuovo prodotto che chiamerò, per farmi capire, “il bambina”, ma potrei anche dire “la bambino”, sarà così in grado di decidere se diventare femmina o maschio, etero o omo o trans o non so cosa ancora. Questo geniale concetto, un’esplosione di pura idiozia come mai se n’era vista nella storia dell’umanità, fu accolto in diverse risoluzioni dell’ONU che a loro volta divennero “Gender Mainstreaming”, ancorato nel trattato di Amsterdam dell’UE entrato in vigore il 1.5.1999. Da questo trattato sono derivati i criteri Bologna e Pisa di giudizio sull’efficacia della pubblica istruzione, il progetto Harmos che i “progressisti”, con alla guida la HPSL (Hochpedagogische Schule Luzern) stanno cercando di affibbiarci, la sostituzione dei termini padre e madre con genitore 1 e 2 che l’ineffabile ministra di colore italiana vuole introdurre nel paese vicino e amico (?), ma già in uso negli USA da 3 o 4 anni, in Francia dal 2012, le discussioni insensate che si fanno attualmente da noi in merito all’iniziativa che vuole l’uguaglianza di trattamento fiscale tra genitori che scelgono i 2 redditi e quelli che scelgono di restare, padre o madre, a casa per allevare e educare i propri figli.
Personalmente tenterò di mettere in atto un’iniziativa popolare che preveda che il titolo di genitore nr. 1 vada alla femmina e quello di nr. 2 rimanga al maschio. Non sarebbe una sfottitura ai sostenitori del Gender Mainstreaming, che ammiro sconfinatamente, ma l’ultima manifestazione del senso di cavalleria verso il genere preteso debole (tigri sotto le vesti della pecora) che veniva insegnato ai miei tempi da genitori e scuola.
Intanto qualche risultato pratico è già stato ottenuto: presenza negli eserciti, nei pompieri e negli operatori ecologici, anche in posti inadatti alle donne per puri motivi fisici di massa muscolare, parità di premi nei tornei tennistici di slam (qui addirittura un’iperparità, se così posso dire: le donne si guadagnano il loro premio al meglio di 3 set, i maschi devono “sfacchinare” al meglio di 5 set, molta più fatica, per ricevere lo stesso premio delle femmine), legislazione divorzistica che riduce in miseria un contribuente che guadagnando meno di 10’000 franchi al mese ha avuto l’idea idiota di crearsi una famiglia con qualche figlio e poi di lasciare o farsi lasciare dall’infelice consorte.
Subito dopo aver scritto questo articolo ho ascoltato il dibattito in GC sulle deduzioni fiscali alle famiglie che scelgono di educare direttamente e non per interposto stato i loro figli. L’intervento di Gabriele Pinoja meriterebbe di venir riprodotto su tutti i media, non perché è il presidente del partito nel quale mi riconosco, ma perché ho sentito che si esprimeva il semplice, semplicissimo buon senso, che, come ha detto qualcuno, è la metafisica dei poveri. In altri interventi ho sentito parlare gente che non sa cosa siano NWO e Gender Mainstreaming.
Gianfranco Soldati
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Campa cavallo che cresce l'erba: non siamo riusciti ad ottenere la
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