Sono 18 anni che la Turchia bussa alle porte dell’UE. Dopo tre anni di stallo, il 5 novembre riprenderanno le discussioni fra Unione europea e Ankara. Ma le probabilità di vedere i 28 Stati membri e la Turchia ratificare un trattato di adesione sono praticamente nulle.
I negoziati dovevano riprendere lo scorso giugno, ma i disordini e la violenta repressione del governo hanno fermato le trattative.
La Germania in particolare si era opposta a una ripresa dei negoziati, allineandosi alla posizione della Francia, maggiore oppositrice all’entrata della Turchia nell’UE. Una nuova data è stata fissata al 5 novembre.
Il responsabile delle questioni di allargamento dell’UE, Stefan Füle, ha deciso che i negoziati devono accelerare per incoraggiare l’attuazione di riforme democratiche in Turchia.
Philippe Moreau-Defarges, ricercatore presso l’Institut français des relations internationales (Ifri) commenta : “La ripresa delle discussioni non è un evento importante, perchè si tratta dell’ennesima ripresa. Le possibilità di trovare un accordo sono praticamente nulle.”
I dirigenti UE tratteranno 35 capitoli, di cui tre particolarmente delicati.
Innanzitutto il problema della libera circolazione delle persone : Bruxelles teme un flusso migratorio proveniente dall’Asia centrale. Altro dossier delicato, il peso politico e economico della Turchia. Con i suoi 74 milioni di abitanti sarà fra i paesi più popolati dell’Unione europea e dunque avrà un importante potere decisionale in seno alle istanze europee.
Infine vi è la questione curda, un problema serio per questa adesione.
(Europe1.fr)
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