Una sola parola d’ordine – “unità nazionale” – molte bandiere della Tunisia e ritratti del presidente egiziano destituito Mohamed Morsi. Rispondendo all’appello del partito islamista Ennahda, al potere in Tunisia da ottobre 2011, una folla considerevole si è riunita nella notte fra sabato e domenica nei pressi della Kasbah a Tunisi, luogo altamente simbolico della prima rivolta della primavera araba.
Dieci giorni dopo l’assassinio del deputato dell’opposizione Mohamed Brahmi, seguito da quello di otto militari selvaggiamente uccisi vicino alla frontiera con l’Algeria, e mentre l’opposizione si riunisce tutte le sere vicino alla sede dell’Assemblea nazionale per chiedere che Ennahda lasci il governo, il partito islamista ha mobilitato masse di sostenitori.
Oltre 50’000 persone si sono radunate a Tunisi, “non per dare una dimostrazione di forza ma per inviare un messaggio a coloro che vogliono importare in Tunisia il colpo di Stato egiziano – ha dichiarato Rached Ghannouchi, capo del partito islamista.
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