Si litiga invece di cercare un sano ripensamento delle funzioni dello Stato, scrive Gerardo Rigozzi, direttore della Biblioteca cantonale di Lugano, sull’edizione odierna del Corriere del Ticino, commentando lo “spettacolo piuttosto deludente offerto dalla politica nostrana”.
Qui di seguito alcuni passaggi del suo intervento.
Ci sono troppe rivalità personali e troppi interessi di parte che pervadono indistintamente le forze politiche; ma forse c’è poco amore per questo angolo di terra che ha visto in passato, pur nelle contese a volte anche forti, uomini dediti alla costruzione del Paese con senso di orgoglio e con fattiva collaborazione.
Sul finire dell’Ottocento siamo stati costretti a governare insieme, pur nelle diversità di orientamenti. Ciò è stato fatto con alti e bassi, ma con forte senso civico e con il dovuto rigore.
Perché ora non si possa pretendere simile impegno di serietà verso le istituzioni e verso la popolazione?
Di fronte alla situazione economica difficile e all’evoluzione negativa delle finanze, ma anche al cospetto di una vistosa perdita di velocità (almeno a livello fiscale) rispetto agli altri Cantoni, la ricerca di nuovi orientamenti diventa improrogabile, se non vogliamo ancora riversare sui cittadini il carico di nuovi oneri.
È giunto il momento, per le forze politiche, di dimostrare che sanno andare oltre le contingenze e le logiche contabili, per affrontare le questioni di fondo secondo un progetto concordato e realista.
È possibile che si possano anche giustificare l’aumento di 150 effettivi per la polizia (a me sembrano comunque tanti) o la rivoluzione della scuola per allinearsi ad Harmos.
Il cittadino vorrebbe sapere qual è il ragionamento complessivo di carattere politico che sta a monte di questi e di altri interventi.
In altre parole prevale ancora una logica dipartimentale o siamo in presenza di una visione unitaria dello Stato?
Anche l’esempio della costituzione di una Commissione d’inchiesta sulla Logistica è di difficile comprensione.
A parte il cattivo spettacolo di fughe di notizie da questa Commissione, di partenze e di contrapposizioni personali fra i componenti, a me sembra che il vero problema sia piuttosto di carattere organizzativo e di indirizzo politico, anziché di carattere disciplinare.
Spetta in altre parole al governo e al dipartimento preposto dare un’organizzazione efficiente ed efficace alla Sezione e non a una Commissione di politici armati l’un contro l’altro e in odore di vendetta.
A quanto sembra, l’istituzione di questa Commissione ha finito per creare uno stato di tensione negativo all’interno della Sezione e ha alimentato nel Paese dubbi e sospetti sul complesso dei dipendenti che in essa operano.
Occorre avere la necessaria lucidità e tranquillità nel vedere anche quello che la Logistica ha fatto di positivo, a cominciare dai numerosi restauri coordinati sugli stabili del Cantone: dal Palazzo delle Orsoline, al Monastero della Madonna del Sasso; dal castello Sasso Corbaro, alla chiesa di S. Francesco, per citare solo alcuni esempi; oppure nell’affrontare il tema nuovo e delicato del recupero del Moderno: la Biblioteca cantonale di Lugano, la SM di Morbio, la SM Bellinzona 1, La SM di Locarno di Via Varesi (…)
A me sembra, in tutta evidenza, che la regia della Logistica, negli interventi che ho citato, abbia interpretato correttamente l’evoluzione della storia e la necessità di innovazioni dettata dai tempi.”
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