Centinaia di persone sono scese in strada ad Atene e Salonicco martedì sera per protestare contro la chiusura della tv pubblica greca Ert, che poco dopo le 23h00 di ieri ha cessato le trasmissioni.

I 2’800 dipendenti sono stati tutti licenziati, con poche ore di preavviso. L’emittente televisiva, considerata dal governo di Atene “una centrale di spreco”, è stata chiusa dopo un annuncio a sorpresa del governo.

La chiusura, comunicata martedì in giornata, rientra nelle privatizzazioni delle aziende statali voluta dai creditori internazionali : Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea. L’emittente dovrebbe riaprire fra 3-4 mesi, con un numero molto ridotto di dipendenti.

Gli ormai ex-dipendenti della Ert da ieri occupano la sede dell’emittente televisiva, con il sostegno di migliaia di manifestanti presenti all’esterno dell’edificio.
Per protestare contro la decisione del governo, i sindacati greci hanno lanciato un appello a uno sciopero generale di 24 ore, giovedì 13 giugno e a una manifestazione davanti alla sede dell’emittente televisiva.

Qualificando la chiusura della TV pubblica “un colpo di Stato”, la Genikí Synomospondía Ergatón Elládos (GSEE, la Confederazione generale dei lavoratori greci) si oppone in un comunicato “al persistere del governo nel prendere decisioni antidemocratiche e estreme”.