(fdm) Pubblichiamo con piacere questo interessante articolo, non senza permetterci di formulare all’indirizzo dell’amico Gianfranco un’unica osservazione. Nonostante il “miracolo Berlusconi”, che da “morto e sepolto” è riuscito a raggranellare il voto di circa un terzo degli italiani, l’Italia avrà un governo di sinistra.
Mercoledì 6 marzo: riunione della direzione del PD a Roma. Le televisioni italiane trasmettono ampi stralci dei numerosi interventi. Abbiamo sentito analisi e considerazioni interessanti, ma a predominare è stato un antiberlusconismo talmente viscerale e forsennato (un termine che significa esattamente quel che dice: fuori di senno) da sconfinare nel demenziale. Berlusconi lo si può amare o no, ha buttato al vento parte della dignità personale e di quella inerente all’alta carica che ha ricoperto per più anni di qualsiasi predecessore del dopoguerra, forse di sempre, e probabilmente anche dei futuri successori con puerili (e senili) atteggiamenti da «conquistador» di gentili donzelle, ma resta pur sempre, e di gran lunga, il politico italiano attuale di maggior calibro.
Con i risultati usciti dalle urne l’Italia, che ha gran bisogno di un governo forte, è assolutamente ingovernabile. Cercare il sostegno di Grillo è mortificante e umiliante per chi lo fa e assolutamente inutile, perché Grillo ha costruito le sue fortune politiche dichiarando guerra ai partiti («arrendetevi, siete circondati») e non può, pena l’autosqualifica con inevitabile morte politica, sostenere un partito, di destra o sinistra che sia. Potrebbe, tutt’al più dare un sostegno a Monti adducendo a pretesto di non sostenere un partito, ma solo un governo tecnico, ma anche questo comporterebbe per lui più rischi che vantaggi. Gli ultimi sondaggi lo danno già al 29%, e se continua sulla sua (facile) strada non è certo rischioso il prevedere un 30 o 35% quando i partiti dovessero confermare la loro incapacità a dare al paese le risposte che si impongono.
Bersani, con la sua relazione delle 18, ha dimostrato di non essere in grado di capire una cosa tanto semplice e insistito sulla convenienza per il PD di cercare aiuti in casa grillina, escludendo tassativamente qualsiasi approccio al PdL, che invece intelligentemente già la stessa sera ha rinnovato, per bocca di Alfano, la proposta di un accordo per uscire dal pantano con un governo di coalizione. La Germania è retta da un simile sistema e a ben guardare anche la Svizzera: perché la cosa non dovrebbe essere possibile in Italia? Per due motivi: perché la politica italiana si fa prima di tutto sulla base della denigrazione sistematica dell’avversario, con disinvolta complicità di quella parte corrotta di magistratura faziosamente politicizzata che imperversa da Palermo a Milano, con ripetitive accuse e condanne di primo grado, senza mai vincere in via definitiva, e poi perché uomini di diversa intelligenza (un’intelligenza che si estende dal campo della scarsità a quello dell’assenza totale) come Bersani possono salire al rango di leader di un grosso partito, vincere abbondantemente le primarie e poi trovare il sistema per perdere malamente le elezioni.
Adesso il segretario PD sa scrivendo senza accorgersene la musica della marcia funebre per il proprio funerale politico. Circondato come è da adulatori e furbacchioni che cantano in coro con lui «a morte Berlusconi» continua a sognare una sedia presidenziale di governo che, se mai diverrà realtà, avrà 3 e forse solo 2 gambe. Matteo Renzi in segno di fedeltà al vincitore delle primarie ha lasciato insalutato ospite la sala della riunione senza scucire una sola parola. Un modo come un altro di parlar chiaro. La Finocchiaro sostiene di aver capito che il PD, se vuole governare, deve smettere di essere troppo prudente e reticente e trasformarsi in «forza impaziente». Politichese tanto puro quanto privo di contenuti. D’Alema, a cui nessuno nega l’intelligenza, ha diplomaticamente fatto osservare a Bersani che la sola alleanza logicamente possibile è quella con il PdL, in un governo di coalizione volto a partorire una nuova legge elettorale che permetta poi di ritornare al voto con qualche possibilità di dare governabilità al paese. Confermando anche lui, sempre diplomaticamente, che però deve essere un PdL senza Berlusconi. Come dire un corpo senza anima.
La ripulsione da vomito negro che la sinistra italiana prova nei confronti di Berlusconi si può ben capire e anche giustificare, visti i dispiaceri che il personaggio le ha sempre procurato proprio quando credeva di averlo in pugno: prima con Occhetto, poi con Prodi e adesso con Bersani: ma il momento per il paese è drammatico e il Berlusconi che tutti credevano morto e sepolto ha dimostrato di essere vivo e ben vivo, portando il suo movimento a risultati che solo 4 mesi fa tutti ritenevano impossibili. In un momento drammatico come quello che vive adesso l’Italia ai responsabili partitici di qualsiasi colore incombe un solo dovere: formare un governo, a costo anche di dover ingoiare un rospo schifoso come può essere per la sinistra l’uomo di Arcore. La realtà, mi sembra, è questa e solo questa.
Gli 8 punti proposti da Bersani sono solo una dimostrazione della sua scarsa sensibilità politica. I punti veri sui quali accordarsi sono solo 3: nuova legge elettorale, perché il ritornare al voto senza cambiarla produrrebbe di nuovo ingovernabilità, un abbattimento dei costi della politica con simultanea diminuzione del numero dei politicanti perché auspicato dal 100% degli elettori e perché se non si fa subito alla prossima votazione Grillo sale al 50% o più e poi la restituzione dell’Imu sulla prima casa per indurre nel paese una ripresa dei consumi che dia fiato a grandi e piccole imprese. Con gli uomini attualmente al comando della sinistra la cosa è impossibile? Allora bisogna cambiarli. Il contendente che ha lasciato la sala di riunione della direzione PD senza pronunciar parola è ancora vivo e sicuramente disponibile. Berlusconi non avrà la minima difficoltà a delegare i poteri di trattativa ad Alfano, restando però più che mai presente dietro le quinte.
Commovente, per finire e dire il vero, la conclusione del discorso del leader della sinistra congiunta : ci affidiamo con fiducia al capo dello Stato. Penso che non basterà: per salvare Bersani ci vuole un intervento del Padreterno.
Gianfranco Soldati, presidente onorario UDC Ticino
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